venerdì 2 dicembre 2016

Tribunale del No

La Stampa
massimo gramellini

Mentre Romano Prodi diceva Sì al referendum, a pochi chilometri di distanza il presidente del Tribunale di Bologna esprimeva sulla sua pagina Facebook le ragioni del No con uno stile equilibrato che aveva nella sobrietà il suo punto di forza. Chi vota Sì, ha sentenziato il dottor Francesco Caruso, assomiglia ai repubblichini di Salò che scelsero male in buona fede.

L’uomo di Legge argomenta che, a causa di «una mutazione antropologica che li fa ora altri da noi», questi elettori disgraziati e fascisti inconsapevoli reggono la coda al clientelismo scientifico, al voto di scambio, alla corruzione e al trasformismo: tutti peccatucci nazionali da cui lo schieramento del No sarebbe miracolosamente immune.

E mica è finita. Secondo il giudice illuminato, che immaginiamo con il lutto al braccio per la morte del democratico Fidel, la vittoria del Sì costituzionalizza la mafia e introduce uno Stato di polizia in cui la maggioranza imporrà le leggi alla minoranza, schierando le forze dell’ordine nelle piazze. Fu così che il povero cristo che si stava ancora chiedendo se votare o meno per il bicameralismo imperfetto e la soppressione del Cnel si ritrova trasformato dalla prosa del primo magistrato di Bologna in un sostenitore di Mussolini, Erdogan e Totò Riina.

Niente da dire. Se questa toga della Repubblica scrive le sentenze con la stessa logica ferrea e la stessa mancanza di pregiudizi con cui esprime il proprio pensiero politico, non resta che rivolgere i migliori auguri ai cittadini che avranno la ventura di capitare nelle sue grinfie in un’aula di tribunale.