venerdì 23 dicembre 2016

Svelata la truffa degli hacker russi, guadagnavano 5 milioni al giorno dalle pubblicità online

La Stampa
lorenzo longhitano

Il gruppo vendeva spazi pubblicitari finti, frequentati da centinaia di migliaia di bot pensati per simulare i clic e le visualizzazioni degli esseri umani



Dai tre ai cinque milioni di dollari al giorno: questa è la somma che finiva nelle tasche nel gruppo di hacker russi AFK13 grazie a un complesso sistema pensato per vendere spazi pubblicitari a facoltosi inserzionisti e poi incassarne il denaro facendoli visitare da utenti fittizi. Lo ha rivelato il sito dedito alla ricerca informatica White Ops, che ha definito la frode perpetrata dal collettivo come una delle più imponenti nell’ambito della pubblicità online.

Da una parte il gruppo di hacker russi ha creato una fitta rete di siti fasulli pensati affinché — a una verifica automatizzata come quella che avviene durante l’acquisto di questi spazi — potessero essere scambiati per siti associati a realtà affermate del mondo di informazione e intrattenimento come Vogue, Huffington Post, Economist e altri. Sono più di 6mila i domini allestiti in questa fase, per un totale di circa 250mila indirizzi internet differenti che sono finiti riempiti dalle pubblicità degli inserzionisti su presupposti ingannevoli.

All’altro capo del meccanismo il gruppo ha messo una quantità spropositata di bot, algoritmi istruiti a dirigersi sui siti interessati e comportarsi come esseri umani particolarmente affamati di spot e pubblicità. I bot hanno visitato le pagine a ripetizione e ventiquattr’ore su ventiquattro, guardando diligentemente le clip e cliccando sugli annunci, e secondo White Ops si sono rivelati più di 570 mila: talmente tanti che per mantenerli in attività senza destare sospetti il gruppo ha dovuto associarli a indirizzi IP statunitensi e affittare data center a Dallas e Amsterdam per garantire loro un funzionamento continuato.

AFK13 ha gestito così un’offerta fittizia, ricavando denaro sulla base di risultati altrettanto artefatti, il tutto a spese sia di siti ed editori in regola che si sono visti spogliati da una potenziale fonte di introiti, sia degli inserzionisti, che il denaro l’hanno messo per davvero e invano. Da questi ultimi il gruppo riceveva in media 13,04 dollari per ogni mille visualizzazioni ottenute; considerando che la rete di bot riusciva a totalizzarne circa dai 200 ai 300 milioni al giorno, si tratta di un ricavo medio quotidiano di circa 3,2 milioni di dollari.