giovedì 8 dicembre 2016

“Sextortion”, a Oudzem scoperta una imponente rete di cyber criminali

La Stampa
karima moual

Ha basi in Marocco la trappola per gli internauti un po’ sprovveduti: una chat e una webcam accesa con una sconosciuta disinibita diventano la strada verso l’inferno



Chi l’avrebbe mai detto che nella dimenticata e silenziosa cittadina di Oudzem operasse una imponente rete di cyber criminali che ingrossa i propri conti correnti a colpi di click? E’ quanto emerso dal National Crime Agency dopo il quarto suicidio di un giovane britannico a causa del cosiddetto “Sextortion”.

Una vera trappola per gli internauti un po’ sprovveduti: una chat e una webcam accesa con una sconosciuta disinibita diventano la strada lastricata verso l’inferno. In che modo? Secondo le testimonianze delle vittime il tutto si svolge in una apparente intimità e complicità. Dietro lo schermo la avvenente donna (più del 90% delle vittime sono uomini) mette a suo agio la preda portandola a spogliarsi e a compiere atti sessuali davanti la webcam. Ma qualche secondo dopo si scopre che quanto avvenuto in realtà è stato registrato. Il terzo passo è il ricatto: “ O mi dai quanto richiesto, oppure il video potrà diventare virale e visibile a tutti i tuoi amici e parenti sui social network”.

Comprensibile lo shock delle vittime che, secondo il rapporto dell’Agenzia, hanno in maggioranza un’età tra i 18 e i 24 anni. Sono molti anche i minorenni a cascarci, come hanno dimostrato gli ultimi casi di suicidio: questo ha fatto alzare l’attenzione sul fenomeno in crescita anche grazie all’uso dei social network e diventato ormai un vero business. L’Agenzia nazionale del crimine britannica ha rivelato, infatti, un aumento senza precedenti di questo nuovo reato di “ricatto via webcam”, con più di 900 casi segnalati solo quest’anno. Il doppio rispetto al 2015.

La rete criminale tracciata dal rapporto dell’agenzia ha basi in Marocco ma anche nelle Filippine e in Costa d’Avorio. Può esserne vittima chiunque, perché agisce globalmente e ha dimostrato di far leva su molti fattori psicologici che la rendono difficile da annientare. Secondo quanto riferiscono gli investigatori della polizia britannica sulle pagine del Guardian, l’entità delle vittime sarebbe ancora maggiore, ma molti non denunciano per paura o per vergogna.

Ma tornando a quei luoghi dove nasce la trappola, e precisamente a Oudzem, si scopre come dall’altra parte dello schermo ci siano altrettanti ragazzi, giovani come le loro vittime. Una generazione nata con la tastiera sotto mano, ma che nella tediosa Oudzem diventa una fonte di reddito illecito.

Prima di balzare alle cronache internazionali per il rapporto della polizia britannica, la cittadina che si trova a 150 chilometri a sud di Casablanca, una volta famosa con il nome di Le Petit Paris per il suo lago, la sua chiesa ormai abbandonata e le sue ville a scacchiera (lasciti del periodo coloniale), aveva destato l’interesse della stampa nazionale. Nel giro di poco tempo quella che era “spavalderia” di qualcuno è diventata un fenomeno dalle dimensioni importanti, e a Oudzem tutti hanno iniziato ad accorgersi di questi nuovi giovani ricchi, ma nullafacenti. Una ricchezza improvvisa e dalla fonte sconosciuta. All’inizio le prime vittime furono gli arabi dei Paesi Golfo. Sia per una ragione chiaramente linguistica, ma anche per quella fama dei suoi abitanti di essere più inclini a certe perversioni.

Nonostante le decine di arresti che sono stati fatti da parte delle autorità marocchine a seguito di denunce, e malgrado la legislazione marocchina si fosse adeguata adottando nella sua norma giuridica delle leggi contro i cyber-crime, la narrazione di questi ragazzi è un misto di vittimismo ed eroismo: vittimismo per le condizioni sociali, la mancanza di prospettive in una città che pur trovandosi a pochi chilometri dalle ricche miniere di fosfato a Khouribga, registra percentuali di disoccupazione, di abbandono scolastico e di criminalità assai alti. Eroismo perché si credono furbi, protetti ed irraggiungibili dietro il loro anonimato.

Non hanno la piena consapevolezza che ciò che commettono è un atto criminale e che ad essere in ballo è la vita reale di molte persone. Farid (nome di fantasia) 51 anni, è una vittima salvata per miracolo. E questa volta la storia si svolge in Algeria a dimostrazione di come la rete criminale, come la rete del web, non abbia confini. Farid riceve un messaggio su Skype da una sedicente ragazza che lo invita ad una chiacchierata intima con webcam.

Lui ci casca, nello schermo del suo smartphone di fatto appare una bella ragazza che con fare provocante si spoglia e lo invita a fare altrettanto. Detto fatto. Il gioco dura poco più di 3 minuti, il tempo sufficiente per far arrivare la vittima ad una tale intimità in cui tutti i veli volano, quelli del pudore e quelli dell’intelligenza, ed ecco che Farid riceve un nuovo messaggio in inglese che lo informa che è stato registrato e che se non manda 300 euro via Western Union il suo video sarà messo in rete e recapitato a tutti i suoi contatti Facebook, e perfino pubblicato sul suo profilo, perché ormai controllavano tutte le chiavi di accesso.

Non scherzano, mandano una prima registrazione alla vittima, come prova della loro serietà e gli mostrano perfino i suoi contatti Facebook. Farid è disorientato, si sente violentare, è un uomo sposato, ha tre figli, un lavoro, una reputazione, delle relazioni sociali. Ma la sua fortuna è che davvero le sue condizioni economiche sono modeste. Protesta con un: “No money, no house, no future, I’m african” e ha la prontezza di disattivare il suo account Facebook.

“Per 3 giorni non ho chiuso occhio, racconta, e non so se per pura fortuna o se i criminali hanno capito che ero davvero una causa persa, ma da allora non ho più avuto altri messaggi di ricatto, tuttavia non auguro a nessuno di trovarsi nei miei panni. Ancora adesso sapere che qualcuno ha quelle registrazioni e che da un momento all’altro può tornare a farsi sentire, non mi fa stare tranquillo” dice imbarazzato. Fino ad ora a Farid è andata bene. Invece molti altri hanno dovuto sborsare ingenti somme, soccombere alla gogna o nei casi più estremi togliersi la vita, per potersi sbarazzare dei ricattatori.

Intanto a Oudzem negli ultimi anni le agenzie di transfert sono passate da due a cinquanta, con un giro d’affari di 10.000 euro al giorno. Un business, appunto, che moltissimi abitanti della città denunciano perché oltre alla cattiva fama per la città, il fenomeno ha creato una nuova generazione che non crede più ai valori dello studio e del lavoro e che ha come ideale solo i soldi facili e il raggiro.

Una piaga sociale, insomma, perché c’è la consapevolezza che è un genere di criminalità difficile da contrastare. Lo sviluppo tecnologico, la facilità di acquisire competenze informatiche, la mancanza di confini geografici, la difficoltà di individuare i covi dei ricattatori e l’omertà per paura della gogna sociale, fanno si che il fenomeno sia destinato a crescere, e il rapporto della polizia britannica né è un chiaro segnale.

Nel frattempo, Oudzem, da città simbolo della resistenza contro il colonialismo francese, si è trasformata nella capitale mondiale del “Sextortion”, si lamentano molti dei suoi abitanti.