venerdì 30 dicembre 2016

Perché le ordinanze “anti-botti” sono un fiasco

La Stampa
francesco moroni

Quello della sindaca Raggi è solo l’ultimo di una lunghissima lista di provvedimenti. Ma per bloccare l’uso di petardi ci vorrebbe un intervento della Commissione Europea



Se l’accensione dei fuochi d’artificio è da sempre una tradizione tipica della notte di San Silvestro, non deve aver pensato la stessa cosa Virginia Raggi. E prima di lei, circa altri 1400 primi cittadini italiani. La Raggi, infatti, non è altro che il fanalino di coda di una lunga fila di Sindaci scesi in campo con misure extra ordinem, per combattere la battaglia contro i petardi di Capodanno. 
Ma i botti di Capodanno non possono considerarsi un fatto straordinario, e infatti il Ministero dell’Interno ha ribadito come dalle ordinanze non emergano situazioni non preventivabili e, soprattutto, come ulteriori divieti non possano essere stabiliti in alcun modo dai Sindaci, ma solo dalla normativa di settore. 

Non solo, ma quando il Sindaco adotta ordinanze di questo tipo, lo fa in qualità di Ufficiale del Governo che espleta servizi di competenza statale, e dunque è in rapporto di dipendenza dal Prefetto e deve pertanto comunicare preventivamente il provvedimento, anche ai fini di predisporre gli strumenti necessari ad una sua attuazione. Ecco spiegato il motivo per cui sembra essere stata bloccata l’ordinanza nella Capitale, forse emanata più che altro per ottenere la risonanza mediatica del divieto. 

Uno degli aspetti più gravi delle ordinanze, e meno propedeutici, sembra essere quello che ha visto porre alla stessa stregua tutti gli articoli pirotecnici, anche quelli “declassificati”. In questo modo, esplosivi micidiali catalogati F4 (il massimo indice di pericolosità secondo le normative europee) sono stati accomunati alle stelline scintillanti che i bambini infilano nei panettoni. Il risultato? Una grossa ritorsione sul mercato legale, e una fortissima accelerazione delle vendite in nero. Soprattutto se si parla dei famigerati «petardoni», vera causa degli incidenti che si verificano a Capodanno e responsabili principali di feriti gravi, animali offesi e danni al patrimonio pubblico e privato. 

A sentire il presidente di SI.N.O.P. Pierdaniele Friscira, uno dei massimi esperti del settore, i petardoni non c’entrano niente con i fuochi d’artificio. Nascono come articoli professionali, ma lo stesso Friscira assicura di non sapere come utilizzarli in uno spettacolo. Non solo: l’esplosivo detonante può essere estratto troppo facilmente ed ha una velocità di detonazione di 4800 metri al secondo, per una potenza appena il 30% inferiore al tritolo. I petardoni, però, sono assolutamente legali. Se milioni di pezzi vengono immessi sul mercato e i pirotecnici non li acquistano, molti di questi ordigni finiscono tra le mani di chiunque, anche dei terroristi. Su YouTube tantissimi video mostrano minorenni che li nascondono in cameretta senza sapere che se dovessero esplodere uno vicino all’altro potrebbero distruggere il palazzo.

«Vengono fabbricati con il marchio CE, il quale permette la libera vendita e circolazione in Europa – sottolinea Friscira –. In Viminale hanno detto di essere a conoscenza del problema e che l’omologazione del Ministero cesserà nel 2017, ma è proprio questo il punto: i petardoni continueranno ad avere il marchio europeo e a finire tra le mani dei ragazzi». Non può bastare, dunque, un’ordinanza d’urgenza. Il problema è alla base. Bisogna insistere con la Commissione Europea affinché ne impedisca la fabbricazione e ritiri quelli già certificati. Solo così potranno diventare davvero illegali.