sabato 24 dicembre 2016

“Nessun risarcimento se l’attentato viene commesso con un camion”

La Stampa
alessandro alviani


Memoria. Le candele accese e alcuni giovani in raccoglimento in memoria delle vittime della strage di Berlino

Dopo la tragedia, la beffa, evitata solo all’ultimo. I sopravvissuti all’attentato di Berlino e le famiglie delle vittime non avrebbero diritto ai risarcimenti previsti da un’apposita norma tedesca, in quanto la strage è avvenuta con un tir. Il comma 11 del primo paragrafo della «Legge sui risarcimenti alle vittime di atti di violenza», in vigore dal 1976, parla chiaro: le disposizioni non si applicano ai danni provocati da un aggressore che abbia agito «usando un automezzo o un rimorchio».

«È inaudito», ci spiega Roland Weber, delegato di Berlino per la difesa degli interessi delle vittime di reati violenti.«Da anni dico che questa legge va riformata». Allo stato attuale solo la famiglia  dell’autista polacco, ucciso con un colpo di pistola, avrebbe accesso ai risarcimenti previsti dalla legge. Per gli altri ci sono due opzioni: da un lato le prestazioni dell’Ufficio federale della Giustizia per le vittime di attentati terroristici, dall’altro un fondo per le vittime di incidenti stradali. È per via dell’esistenza di quest’ultimo che il legislatore, non potendo immaginare futuri attentati con un tir, introdusse la clausola che esclude ora le vittime di Berlino.

Tale fondo prevede però una somma massima di 7,5 milioni di euro per tutte le vittime di un incidente, indipendentemente dal loro numero. Raggiunto quel limite, non si riceve più nulla. La legge del 1976, invece, garantisce un risarcimento non limitato nell’entità e nel tempo. Il ministero del Lavoro, responsabile in materia, è intervenuto, ha promesso risarcimenti a tutti e fatto capire di esser pronto a modificare la legge se necessario. Per noi, spiega una nota, «è importante che ora ognuno riceva l’aiuto di cui ha bisogno».