venerdì 23 dicembre 2016

Moralisti da operetta

La Stampa
massimo gramellini

L’ugola di Bocelli non impreziosirà la cerimonia d’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump. La notizia potrebbe non gettarvi in un cupo sconforto e venire giustamente liquidata con un cordiale chissenefrega. Sono le motivazioni che lasciano esterrefatti. A sconsigliare la partecipazione del cantante italiano sarebbe stata la minaccia di boicottaggio dei suoi dischi e dei suoi concerti da parte di quella «intellighenzia» che coltiva un rapporto scostante con la democrazia, nel senso che ne accetta i verdetti solo quando collimano con i suoi desideri.

Trump mi sta simpatico come un gol di Higuain nel derby di Torino, ma giova ricordare ai democratici a corrente alternata che non ha conquistato il potere con un golpe militare. Si è sottoposto a decine di voti popolari attraverso un percorso cominciato a gennaio con le primarie in Iowa e concluso a novembre con le elezioni presidenziali. Si può discutere tutto - il sistema elettorale, la qualità dell’informazione - ma non che Trump sia stato incoronato democraticamente. La sua vittoria dovrebbe stimolare interessanti riflessioni sui motivi per cui la sinistra prende sventole da tutte le parti (forse perché ha smesso di occuparsi dei diritti sociali?).

Invece qualcuno pensa di esorcizzarla scavando il vuoto intorno al vincitore, trattato alla stregua di un bruto e di un appestato. Ma l’America non è democratica quando vince Obama e autoritaria quando vince Trump. L’America è democratica proprio perché una volta vince Obama e una volta Trump.