mercoledì 28 dicembre 2016

L’ultima tragedia degli alpini in Russia. “Ormai impossibile recuperare i resti”

La Stampa
paolo crecchi

Molti caduti liguri e piemontesi: appartenevano al battaglione “Pieve di Teco”. Ritrovata la piastrina di un caporal maggiore di Genova, ma la famiglia non si trova


Immagine-simbolo: la ritirata dell’Ottava Armata italiana sul fronte russo, tra il dicembre 1942 e il gennaio 1943 70 mila Furono i soldati italiani presi prigionieri in Russia

La storia del caporal maggiore Gaudenzio Ghiglino è sospesa tra i corridoi di un archivio moscovita e i carrugi di Genova, dov’era cominciata. Data di nascita 26 giugno 1918, data di morte 8 marzo 1943: a Uciostoje, campo di prigionia numero 56. La piastrina del caporal maggiore è stata recuperata, con le cifre dell’Ottavo reggimento alpini: ma non si trova più la famiglia e neanche la sua memoria può tornare a casa.

Ghiglino. A Genova sono in 46 a chiamarsi così, sull’elenco telefonico, c’è pure una boutique che vende abiti inglesi dal 1893. L’Unirr, associazione nazionale che riunisce i reduci di Russia e i loro parenti, ha informato il sindaco, come è previsto in questi casi. La macchina comunale si è messa in moto. Nessuno sa niente del caporal maggiore.

Ghiglino, Ghiglino, Ghiglino, da un mese squillano i telefoni degli omonimi e resta bloccata la pratica sopra una scrivania dei Memoriali di Mosca, l’archivio della più grande tragedia militare italiana. Partirono in 230 mila, ne tornarono due terzi, 70 mila furono presi prigionieri e 60 mila morirono nei lager.

Chissà poi chi era Gaudenzio. Fu anche lui un incolpevole coscritto? Oppure uno dei misconosciuti volontari dei quali parla la storica Maria Teresa Giusti nel saggio edito dal Mulino, «La Campagna di Russia»? Pagina 91: «La grande maggioranza dei militari era costituita da elementi del ceto rurale educati al fascismo. Questi avevano un’idea negativa della realtà sovietica e delle società democratiche, la cui immagine deformata era filtrata dalla propaganda fascista; altri, più politicizzati, ad esempio gli studenti, vedevano nella guerra la possibilità di un cambiamento, l’avverarsi della giustizia sociale». 

Che inganno. Ma è per questo che il caporal maggiore deve tornare, per aiutare a capire attraverso i ricordi della sua famiglia chi e come eravamo. In troppi preferiscono dimenticare. Ed è passata sotto silenzio la notizia che probabilmente nessuna salma o piastrina sarà recuperata dalla fossa comune scoperta a Kirov: 70 anni sono troppi. A novembre, con il terreno già coperto da un metro e mezzo di neve, è stato effettuato in segreto il primo sopralluogo a Shikhovo, nella provincia di Slobodskoy.

Il colonnello Maurizio Masi, inviato dal Commissariato generale per le onoranze ai caduti, ha informato del pessimismo proprio e di quello dei russi l’addetto militare italiano a Mosca, il generale degli alpini Massimo Fogari. Comunicato conseguente: «Pur intendendo promuovere ogni tentativo per giungere al riconoscimento dei caduti italiani, il Commissariato ricorda che nel territorio dell’ex Urss sono presenti 34 cippi, collocati negli Anni 90, in corrispondenza di fosse comuni in cui non fu possibile procedere allo scavo». A Kirov potrebbero essere sepolti molti alpini del battaglione Pieve di Teco, anche se Maria Teresa Giusti ricorda come i soldati liguri fossero impegnati più a Sud, sul fronte del Don. 

Finirà con un cippo anche qui, dunque, e forse il recupero di qualche altra piastrina. Però rivela Italo Cati, generale vicepresidente dell’Unirr, che «sono migliaia le famiglie italiane che non si rassegnano a restare senza notizie dei congiunti scomparsi in Russia. E noi lavoreremo per loro». L’elenco dove compare il nome del soldato genovese è stato l’ultimo, in ordine di tempo, fornito dall’organizzazione dei reduci. Comprende 30 caduti, dei quali una decina delle province di Cuneo e Alessandria, alpini o artiglieri di montagna. I loro parenti sono stati contattati. Solo la storia di Gaudenzio Ghiglino resta sospesa, in attesa dell’ultimo saluto militare e del primo abbraccio alla memoria.