mercoledì 14 dicembre 2016

L'Onu cambia idea, Wonder Woman non sarà più ambasciatrice per la parità di genere

repubblica.it
di FRANCESCA DE BENEDETTI

Troppe le voci contrarie, sia dal Palazzo di Vetro che dalla società civile, con tanto di petizione da decine di migliaia di firme per chiederne le "dimissioni". Ma dal mondo dei fumetti qualcuno non si rassegna

L'Onu cambia idea, Wonder Woman non sarà più ambasciatrice per la parità di genere

Può correre a velocità supersonica, è la regina del corpo a corpo ed è (quasi) invincibile. In quarantacinquemila sono riusciti a metterla al tappeto: Wonder Woman non sarà più l'ambasciatrice onoraria delle Nazioni Unite per la parità di genere. Troppe le voci contrarie, sia dal Palazzo di Vetro che dalla società civile, con tanto di petizione da decine di migliaia di firme per chiederne le "dimissioni". Ma dal mondo dei fumetti qualcuno non si rassegna.

La "nomina" di Wonder Woman. La Super Donna, all'anagrafe Diana Prince, nasce 75 anni fa dalla penna di William Moulton Marston. L'obiettivo è quello di fare irruzione in un mondo dei fumetti dominato da supereroi maschi, come Batman o Superman. "Volevo dare a Diana tutta la forza dei suoi omologhi maschili, ma anche il fascino di una donna bella e brava. Intendevo darle la tenerezza e l'amorevolezza di tutte le brave donne", raccontò all'epoca Marston. A Diana diede anche un costume succinto, una bandiera americana, e poi la dotò di un lazo magico in grado di far dire la verità a chi ne viene avvinghiato.

Quella che per lui era all'epoca una conquista del femminismo, oggi diventa il bersaglio delle femministe stesse. Il 21 ottobre, 75 anni dopo il primo sbarco di Wonder Woman sulle pagine dei fumetti, le Nazioni Unite hanno reso ufficiale la nomina. "Con il supporto della Warner Bros e della DC Entertainment", ha fatto sapere il Palazzo di Vetro, "scegliamo la Super Donna perché ci aiuti nella nostra campagna per la parità di genere, perché lotti con noi contro le discriminazioni".
 
L'Onu cambia idea, Wonder Woman non sarà più ambasciatrice per la parità di genere
L'attrice Lynda Carter, che ha interpretato Wonder Woman, durante la cerimonia al Palazzo di Vetro

Scandalo e proteste. La Wonder Woman in carne e ossa di oggi, l'attrice Gal Gadot, assieme alla Super Donna dei primi tempi, Lynda Taylor, si sono accomodate sulle poltrone dell'organizzazione internazionale con il sorriso sulle labbra. Ma dietro l'angolo, nei corridoi del Palazzo di Vetro, è andata in scena la prima protesta silenziosa contro Wonder Woman. A sfilare fin dentro il luogo della cerimonia, in segno di dissenso, sono stati proprio i dipendenti dell'Onu.

"Il limite è stato superato", hanno fatto presente alcuni di loro. "Le Nazioni Unite avrebbero potuto scegliere come proprio segretario una donna, e questo sì che sarebbe stato un segnale di parità". Invece il successore di Ban Ki-moon è il portoghese Antonio Guterres, che ha da poco fatto giuramento per assumere l'incarico. "Real women deserve a real ambassador" è uno degli slogan scelti dallo staff dell'Onu, a cui poi si sono aggregati in migliaia, sottoscrivendo una petizione contro la Super Donna.

L'Onu cambia idea, Wonder Woman non sarà più ambasciatrice per la parità di genere
La protesta dello staff dell'Onu

"Basta con le pin up!". Sarà anche stata una precorritrice dell'emancipazione, ma lo è stata 75 anni fa, dicono i firmatari. Che puntano il dito contro "questa donna bianca, vestita in modo succinto, con un corpo che nella realtà non potrebbe mai avere simili proporzioni, pettoruta, avvolta nella bandiera degli Stati Uniti". "E' davvero questa l'immagine che serve all'Onu per realizzare obiettivi come la lotta allo sfruttamento sessuale?", si chiedono le decine di migliaia di sottoscrittori.

E di fronte all'incalzare dell'insofferenza, le Nazioni Unite cedono: dopo un paio di mesi, ecco che Wonder Woman viene "scaricata". Ufficialmente, nessuna ammissione sulle ragioni del passo indietro. La DC Entertainment, anzi, rilancia: "La nostra eroina è un simbolo di pace e di uguaglianza nel mondo". Sarà, ma intanto nel Palazzo di Vetro nove incarichi apicali su dieci vanno ai maschi. Ai dipendenti e ai firmatari non bastano più i fumetti: non può essere soltanto un'eroina di carta, a sfondare con i suoi super-pugni il soffitto di cristallo.