giovedì 8 dicembre 2016

L'Anpi sfregia l'Inno d'Italia per fare contenti i migranti

Giuseppe De Lorenzo - Mar, 06/12/2016 - 16:08

Durante una commemorazione inno modificato in "Fratelli in Italia" per promuovere l'integrazione degli immigrati

In nome dell'accoglienza dei migranti l'Anpi sfregia pure l'Inno d'Italia.



Oggi a Bologna, in occasione della festa dedicata ai partigiani all'Istituto Aldini Valeriani di Bologna, ex partigiani e studenti hanno cantato un inno di Mameli diverso. Modificato, o forse sarebbe più corretto dire "storpiato". "Fratelli in Italia" invece di "Fratelli d'Italia". Nella scuola del capoluogo emiliano si stava tenendo la commemorazione per Efrem Benati e Emilio Bussolari, un bidello e uno studente che si erano uniti ai partigiani e che sono stati fucilati a Sabbiuno di Paderno il 14 dicembre 1944. Bene. Una nobile commemorazione.

Ma perché modificare l'inno per promuovere l'accoglienza dei migranti? Secondo quanto riportato dal Tg3 dell'Emilia Romagna, la scelta deriva dal desiderio di esprimere il principio di integrazione come valore fondante della Repubblica. Messaggio che si va ad aggiungere a quelli di indipendenza e libertà di cui i partigiani si fanno promotori. "È un bel significato", dice una stundetessa di fronte alle telecamere. "Mi sembra più adatto di come era prima - ribatte una compagna - perché comprende tutti". E in effetti quella modifica comprende tutto, tranne il rispetto per l'inno di Mameli. Che non dovrebbe essere modificato a piacimento, perché è il simbolo più alto dell'essere comunità.

Dell'essere Patria. "Giù le mani dall'inno nazionale - attacca Galeazzo Bignami, consigliere regionale di Forza Italia - Questi qua (non mi saprei esprimere maggior disprezzo) dimostrano ancora una volta di essere degli anti italiani, incapaci di amare la nostra Nazione e di essere orgogliosi della nostra identità nazionale. Non si devono permettere di storpiare per la loro volgare propaganda l'Inno d'Italia. Ho già chiesto che le varie istituzioni, che sovvenzionano lautamente coi soldi nostri le loro iniziative, revochino ogni contributo. Andassero a lavorare a casa dei clandestini se vogliono essere loro fratelli e lasciassero stare il nostro Inno".