sabato 31 dicembre 2016

La Madonnina pugnalata: il dipinto insanguinato nella città che scorre

Corriere della sera

di Giuseppe Tesorio

Dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro, a due passi dal Duomo, il dipinto della Madonna col Bambino, che ricorda un fatto miracoloso avvenuto nel 1242 

 

L’immagine della Madonna dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro (Fotogramma)
L’immagine della Madonna dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro (Fotogramma)

Sapessi com’è strano (e salutare) passeggiare a Milano, per le vie sonnacchiose di festa. Magari dietro a un pensiero di fede, perché in fondo, era quello il cuore del Natale, e non altro. Davanti a un Bambinello, lasciato solo nel silenzio delle chiese, tra santi e incensi. Come sono belli i presepi nelle chiese. A fianco del Teatro alla Scala, in via Verdi, c’è il santuario di San Giuseppe. Sotto il primo altare di sinistra, è racchiuso un presepio in terracotta policroma del XVIII secolo. Piccolo, semplice.

Una Madre amorevole, un padre protettivo, un Bambino che aspetta solo uno sguardo. O forse un dono. Ne abbiamo fatti tanti nei giorni di festa appena passati. Abbiamo pensato a tutti. Ma non ci sono pacchetti colorati per questo Bambinello. Sul sagrato è quiete, quattro passi ed è già piazza della Scala. Ed è subito Milano. In questa città che mal sopporta il dolce far niente, come è utile «perdere» il tempo cercando niente e trovando molto, ché più lenti si fanno i passi, più si ritrovano storie abbandonate.

Per esempio, all’angolo tra via Falcone e via Speronari, dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro, a due passi dal Duomo. Satiro era fratello di Sant’Ambrogio e l’unica chiesa a lui intitolata è questa. Nel 1242, qui c’era solo una minuscola cappella, con il sepolcro del santo. Scorcio suggestivo, con quel campanile che pare appoggiato nel vicolo, la cappella bramantesca e la via Falcone, tra le strade più antiche della città.

Qui c’era l’albergo con l’insegna del falcone, hospitium falconis, noto già nel Trecento, poi locanda fino agli anni Venti del ’900. Rione poco raccomandabile a dire il vero, si giocava d’azzardo e si vendeva l’amore. Ma era il bello della città dell’epoca: diavolo e acqua santa in ogni borgo, bische e chiese. Oggi, passa quasi inosservato, dietro la cancellata d’angolo, il dipinto della Madonna col Bambino, che ricorda un fatto miracoloso, avvenuto nel 1242.

Quella notte, tal Massazio da Vigonzone, borgo del pavese, fu spennato al gioco, perse tutto e non sapendo più contro chi imprecare, giunto davanti alla chiesa, sfogò la sua ira «pugnalando» l’immagine sacra che stava sul muro. Al terzo colpo di lama, dai buchi non uscì malta, ma sangue, che colò sul braccio del Bambino e sulla Madonna.

Massazio, ritornato in sé, cadde in ginocchio. Il popolo gridò al miracolo, il posto divenne luogo di culto e il giocatore incallito si fece frate. Il dipinto originale (e pugnalato) fu spostato all’interno, sull’altare; ma una bella copia rimane sulla strada. E questa volta è protetta da una cancellata. La città scorre oltre.