lunedì 5 dicembre 2016

La Grande Guerra a fumetti, disegnata dalla matita di Dylan Dog

La Stampa
franco binello

L’opera dell’astigiano Piccatto col Corpo degli alpini


Le tavole di Piccatto per «Da Caporetto alla vittoria»

«Uno per uno, corda alla mano, dove non si passa, passiamo. E la balma di roccia ci ricoprirà e l’acqua di neve ci disseterà; la penna il fulmine dimesticherà, la nebbia o il sole l’avvamperà, quando l’alpino passerà». Nella Grande Guerra, gli alpini salivano di notte le montagne, andando incontro al loro destino: in equilibrio tra strapiombi, gole da brivido e reticolati; tra pallottole, bombe, gelo e nemici spesso invisibili sempre in agguato, recitando sottovoce marcette come questa di Piero Jahier. Erano ragazzi come il piemontese Michele Pellegrino, classe 1898: un nome di fantasia, il suo: uno che non è mai esistito nella realtà ma che vive nelle tavole di un fumetto ideato per raccontare (è la prima volta che avviene) un fatto d’arme dell’Esercito italiano.

Una storia italiana
«Da Caporetto alla vittoria, storia di un alpino» è diventato un libro di 80 pagine, scritto da Walter Riccio con tavole di Giulia Massaglia e Luigi Piccatto, astigiano, grande firma di «Dylan Dog». «Abbiamo cercato di raccontare la disumanità della guerra senza retorica, con un linguaggio che consente di far capire meglio ai ragazzi che cosa fecero giovani come loro, un secolo fa, per difendere la Patria, semplicemente per spirito di dovere» spiega Piccatto, 62 anni, astigiano doc (è di Castagnole Lanze). E aggiunge: «Abbiamo beneficiato della consulenza di uno storico illustre come Aldo A. Mola. Poi siamo partiti in perfetta autonomia, senza censure o preclusioni».

Il volume, dato alle stampe durante l’ultima Adunata nazionale delle «penne nere» ad Asti, a maggio e ideato in collaborazione con l’Ana (Associazione nazionale alpini), è stato «adottato» dallo Stato maggiore Difesa, guidato dal generale Claudio Graziano, il «primo militare d’Italia», alpino tutto d’un pezzo, anch’egli astigiano doc. Rivela Piccatto: «Una storia che è piaciuta anche al ministro Roberta Pinotti. Stiamo lavorando adesso a un progetto più ampio, per raccontare altre vicende patrie ricostruite grazie alle tavole del fumetto».

Dedicato ai giovani
«Nello spirito di questo libro e nel modo nuovo di raccontare pagine importanti della nostra storia - ha annotato il generale Graziano, che non ha nascosto la sua passione per “Dylan Dog” - ho intravisto la possibilità di poterne farne un veicolo d’informazione per i giovani. È un racconto che fa bene soprattutto a loro. Molto spesso i ragazzi di oggi non conoscono la differenza tra sconfitta e vittoria, per loro forse è tutto più semplice; in questo libro c’è un messaggio importante perché nasce con una sconfitta di Caporetto, momento in cui il Paese sembrava crollare, per rinascere dopo sull’onda dell’ideale di Patria. E ci può aiutare per un futuro migliore: di pace».