mercoledì 21 dicembre 2016

La donna che addobbava gli alberi

La Stampa
massimo gramellini

Il Secolo XIX racconta che un’intraprendente signora genovese, Lisa Barsotti, si è inventata un mestiere: decoratrice di alberi di Natale. Si presenta a domicilio munita di regolare abete, lo sistema in salotto, lo agghinda di palle e luminarie, presiede alle complesse cerimonie di accensione e ripassa dopo la Befana per disfare e ritirare il tutto, compreso un assegno che varia tra i 50 e i 200 euro. Un lavoro stagionale, ma di grande soddisfazione: le famiglie alberizzabili cominciano a chiamarla dai primi di novembre.

Ecco la classica notizia che si presta a una duplice interpretazione. Da un lato non si può che elogiare lo spirito di iniziativa della signora, che da vera imprenditrice ha individuato un bisogno, quindi un mercato, e si è organizzata per soddisfarlo a costi contenuti (addobba in proprio) e ricavi garantiti. Dall’altro un rito come l’allestimento dell’albero, pensato apposta per riunire la famiglia intorno a un progetto comune, si è trasformato in un fastidio da delegare ai professionisti. Galleggia nella memoria il ricordo infantile di palline rotte sotto lo sguardo colpevolizzante della nonna; di strategie architettoniche maschili mortificate dal buon senso femminile; di cortocircuiti al momento dell’accensione dell’albero di cui veniva immancabilmente accusata la lavatrice della mamma.

Molte famiglie non resistevano alla prova-addobbo. Ma quelle che la superavano indenni riuscivano a durare almeno fino al Natale successivo. Un traguardo che oggi neppure 200 euro possono garantire.