giovedì 8 dicembre 2016

La Commissione Ue bacchetta i social media: lenti a cancellare i post che incitano all’odio

La Stampa
emanuele bonini

Ma Bruxelles rinvia al 2017 la valutazione intermedia vera e propria



C’è ancora molto da fare nella lotta all’incitamento all’odio su internet. A fine maggio l’Ue ha sancito l’alleanza con Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft per la lotta ai messaggi istigatori e la loro rimozione, ma dopo sei mesi i risultati non rispondono alle aspettative. Complessivamente dal 31 maggio a oggi, giorno della pubblicazione dei primi dati, ci sono state 600 notifiche di post potenzialmente censurabili. Il 28% di queste ha portato alla rimozione dei messaggi contestati. Per quanto riguarda i «tempi di reazione», il 40% delle risposte è stato ricevuto entro le 24 ore, mentre un altro 43% è arrivato dopo 48 ore. Per la Commissione non va bene, perché servono interventi tempestivi. L’Europa si muove, ma il tempo di risposta ancora non è quello giusto.

Il codice di condotta
Il 31 maggio la Commissione europea ha sottoscritto con le società informatiche il codice di condotta per la lotta ai messaggi di incitamento all’odio sul web. In base al patto, i social network «esaminano in meno di 24 ore la maggior parte delle segnalazioni» valide miranti alla rimozione di forme illegali di incitamento all’odio e, se necessario, rimuovono tali contenuti o ne disabilitano l’accesso. Seicento segnalazioni probabilmente non sono sufficienti a tracciare uno scenario chiaro. Per questo motivo la Commissione europea rinvia al 2017 la valutazione intermedia vera e propria.

Con nuovi dati sarà possibile capire meglio come proseguire. Nel frattempo va fatto di più. «Anche se le aziende si stanno muovendo nella giusta direzione, i primi risultati mostrano che le società informatiche dovranno fare di più per fare del codice di condotta un successo», ha evidenziato il commissario europeo per la Giustizia e la tutela dei consumatori, Vera Jourova. Giovedì i ministri della Giustizia dei Ventotto si riuniranno a Bruxelles (con l’incognita italiana legata alla crisi di governo) e si farà un primo punto della situazione anche a livello di Consiglio Ue. 

L’Italia e l’esempio Boldrini
La lotta ai messaggi di istigazione non si combatte solo a Bruxelles. In Italia la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha deciso di postare su Facebook nomi e cognomi degli autori di post e commenti contenenti insulti nei suoi confronti e dichiarazioni di stampo sessista. Un esempio per gli altri Parlamenti nazionali, responsabili – come ha sottolineato la terza carica dello Stato – dell’approvazione delle leggi.