mercoledì 7 dicembre 2016

La bufala delle matite copiative per truccare il referendum: ecco come funzionano

La Stampa
francesco zaffarano



La polemica del giorno ha un nome e un cognome: matita copiativa. Il cantante Piero Pelù, che ha fatto campagna per il No al referendum costituzionale, ha pubblicato su Facebook un post per denunciare il fatto che la matita con cui ha votato al suo seggio non era indelebile. Come fa a saperlo? Semplice: prima di votare, il cantante ha tracciato un segno su un foglietto e ha provato a cancellarlo con una normale gomma, scoprendo che la croce spariva. Ne nasce l’allarme rimbalzato sui social: le matite non sono indelebili. Peccato che Piero Pelù non sappia come funziona una matita copiativa.

La matita copiativa è utilizzata per legge in tutte le elezioni che si svolgono in Italia (articolo 16 della legge 6 febbraio 1948, n.29). Le matite copiative non sono indelebili nel senso che intendiamo comunemente: il tratto può essere rimosso da un foglio ma solo per abrasione, data la composizione della matita (un impasto di coloranti sintetici basici con talco, gomma adragante e aggiunta di stereati e oleati). La gomma, quindi, è normale che funzioni e funzionerebbe anche cancellando il tratto sulla scheda elettorale. La matita copiativa, però, è fatta per far sì che il segno, anche se parzialmente rimosso, rimanga visibile comunque a occhio nudo (e la cosa divertente è che si può vedere anche nella foto diffusa da Piero Pelù ). Cancellando il segno con una gomma, però, la carta della scheda elettorale si rovina, rendendo nullo il voto. 

Dove nasce, quindi, il problema? Dal fatto che comunemente la matita copiativa viene anche detta indelebile. Questo perché, sempre a causa della sua composizione, è fatta per resistere ai solventi che, invece, riescono a rimuovere l’inchiostro. È il motivo per cui, in passato, si usavano le matite copiative per firmare i documenti ufficiali. Qualcuno potrebbe chiedersi, però, perché non si vota con una penna.

Oltre a poter essere cancellato (come appena spiegato, l’inchiostro può essere rimosso con un solvente), il tratto di una penna non può essere apposto sulle schede elettorali perché visibile sul retro di queste. Il segno tracciato con una matita copiativa, invece, non si trasferisce sul retro del foglio su cui scriviamo. Per saperne di più su come funzionano le matite copiative, sulla loro storia e perché si chiamano così, c’è un interessante articolo del The American Institute for Conservation.

La domanda vera, posto che la storia della matita copiativa che si cancella è una bufala (e non c’entra con la segnalazioni di matite non copiative distribuite nella Sezione 17 di Isernia per cui è intervenuta la Digos), è perché Piero Pelù abbia preso una cantonata così grossa. A questo proposito dà da pensare il fatto che il cantante abbia inserito nel post gli hashtag #Eutòpia, con cui promuove il suo omonimo disco sui social, e #DavideConGolia, parole che ricorrono nel testo della sua canzone L’impossibile. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende, dice il detto, e si potrebbe pensare che Pelù abbia voluto approfittare della sua denuncia bislacca per farsi un po’ di pubblicità.