sabato 17 dicembre 2016

I dipendenti di Uber avrebbero spiato gli spostamenti di vip, politici ed ex fidanzate

La Stampa
marco tonelli

A due anni dalla chiusura dell’indagine della procura di New York, gli impiegati dell’azienda continuerebbero a monitorare gli spostamenti dei passeggeri. A rivelarlo è un esperto di sicurezza informatica licenziato dall’azienda


Auto di Uber su una mappa

La modalità “God view” permette di tracciare gli spostamenti degli autisti e dei loro passeggeri che usufruiscono del servizio di trasporto privato Uber. Nel 2014, l’utilizzo spregiudicato di questo strumento da parte dei suoi dipendenti, aveva spinto il procuratore generale di New York Eric Schneiderman ad aprire un’indagine per violazione della privacy. Il procedimento giudiziario si è concluso con una multa di 20mila dollari per la società di San Francisco.

Una sanzione di lieve entità per una vicenda che aveva puntato i riflettori sul trattamento dei dati personali degli utenti. In particolare, un dirigente della sede di New York aveva seguito e monitorato gli spostamenti di una giornalista di Buzzfeed News . In seguito, Uber ha subito preso provvedimenti disciplinari nei confronti del manager e ha annunciato di voler limitare l’utilizzo della “God view” da parte dei suoi dipendenti.

A distanza di due anni però, i suoi impiegati continuerebbero a utilizzare questa funzione per monitorare gli spostamenti di celebrità come Beyoncé, politici e addirittura delle proprie fidanzate, compagni ed ex mogli. A rivelarlo ai giudici, Ward Spangerberg, un esperto di sicurezza informatica allontanato dall’azienda lo scorso febbraio. Il 45enne ha querelato Uber per discriminazione (legata all’età) e per quella che, lui stesso considera una ritorsione nei suoi confronti. L’uomo era stato assunto a marzo 2015 e poi licenziato 11 mesi dopo. Ingaggiato per lavorare al sistema di protezione dei dati, Spangerberg aveva «più volte esternato le sue preoccupazioni per l’utilizzo di pratiche illegali da parte della stessa Uber».

La testimonianza è stata diffusa in un articolo pubblicato su Reveal, la testata online dell’associazione no profit californiana The Center for investigative reporting. E secondo il sito web, anche altri cinque impiegati di Uber avrebbero confermato la facilità d’accesso alla “God view”. «Migliaia di dipendenti potrebbero ottenere informazioni sugli spostamenti degli utenti», hanno spiegato al giornalista Will Evans. Senza dimenticare poi, la recente decisione della stessa Uber di monitorare gli spostamenti dei propri clienti fino a cinque minuti dopo la fine del viaggio.

Ma le rivelazioni non finiscono qui. Secondo lo stesso Spangerberg, in caso di perquisizione dei suoi uffici, l’azienda sarebbe capace di spegnere e criptare i computer a distanza. Nel mese di maggio 2015, poco prima di un controllo degli ispettori dell’agenzia delle tasse canadese nella sede di Montreal, il tecnico informatico avrebbe agito in questo modo controllando in remoto i PC.

Ma per Uber, quella del controllo indiscriminato dei clienti rimane un’accusa infondata. «È assolutamente falso che “tutti” o “quasi tutti” gli impiegati hanno accesso alle informazioni dei clienti, con o senza approvazione. - commentano dall’azienda di San Francisco - abbiamo progettato interi sistemi per implementare controlli tecnici e amministrativi in modo da limitare l’accesso ai soli dipendenti che hanno bisogno dei dati per svolgere il proprio lavoro. Inoltre, un impiegato ha accesso solo ad alcune informazioni di un cliente e non a tutte. Ad esempio, i nostri esperti anti-frode, i quali possano indagare su possibili truffe o account compromessi».