mercoledì 28 dicembre 2016

Hoaxy, il motore di ricerca per le bufale online

La Stampa
enrico forzinetti

L’Università dell’Indiana ha creato un servizio che permette di monitorare le condivisioni su Twitter delle fake news pubblicate da siti americani



Nell’anno della post-verità le fake news la stanno facendo da padrona. Facebook è stato addirittura accusato di aver favorito la vittoria di Donald Trump, permettendo la diffusione di bufale. Mark Zuckerberg si è prima difeso da questi attacchi, promettendo poi una stretta contro le notizie false . E di recente ha inserito sul social network la possibilità per gli utenti di segnalare articoli sospetti a un team che si occuperà di verificarli .

Ma l’azienda di Menlo Park non è sola in questa battaglia. Insieme a Twitter partecipa al progetto First Draft di Google , un’alleanza con alcune delle testate e agenzie giornalistiche più importanti al mondo per contrastare la diffusione senza fine di bufale sul web. Una lotta a cui oggi si aggiunge uno strumento di analisi in più.

HOAXY, IL BROWSER PER LE BUFALE
Messo a punto dall’Università dell’Indiana, Hoaxy è un motore di ricerca che traccia la diffusione delle fake news. Il responsabile del progetto, il professor Filippo Menczer ha però sottolineato che l’obiettivo del browser non è stabilire se una notizia sia vera o falsa, ma analizzarne il comportamento sui social network. Per iniziare basta inserire una parola chiave e si otterranno gli articoli sul tema pubblicati da oltre 130 siti di bufale americani, riconosciuti come tali da alcuni siti di debunking.

Ma oltre a collezionare le bufale Hoaxy offre anche grafici che ne descrivono l’andamento online. Da una parte viene indicata la popolarità su Twitter nel tempo, dall’altra viene realizzato un grafo i cui nodi sono costituiti dagli account Twitter delle persone che hanno condiviso la fake news. Diventa così immediato individuare gli utenti che più hanno contribuito alla sua diffusione, osservando anche i loro retweet o le citazioni.

UN ESEMPIO RECENTE: IL PIZZAGATE
Utilizzando ad esempio la parola chiave “Pizzagate” si troveranno una serie di articoli legati a una recente bufala su un giro di pedofilia e prostituzione minorile orchestrato da Hillary Clinton . Selezionando il pezzo “#Pizzagate was merely code for child sex trafficking” pubblicato dal sito Dcclothesline.com e con quasi 700 condivisioni su Twitter e oltre 2200 su Facebook, si può scoprire che gli account che hanno fatto da hub, cioè da elementi centrali, sono @StopStopHillary e @Joe_America1776.



Ma su Hoaxy non c’è solo spazio per le notizie non verificate o false. Vengono anche tracciati gli articoli di fact-checking di siti che tentano di smontare punto per punto le bufale virali. In maniera interessante si può anche mettere sullo stesso grafico una fake news e un pezzo di debunking per confrontare popolarità sui social e grafi di diffusione tra gli account Twitter.

FAKE NEWS, PROBLEMA ANCHE ITALIANO
Hoaxy monitora ciò che accade sui siti di bufale americani, ma il problema delle fake news non lascia indifferente neanche l’Italia. L’ultimo caso ha riguardato una dichiarazione sulla necessità di nuovi sacrifici da parte degli italiani attribuita al neo-premier Paolo Gentiloni, ma in realtà mai pronunciata. Una bufala che porterebbe a una catena di siti specializzati in fake news con base in Bulgaria .

In Italia ci si divide ancora. Qualcuno pensa che smascherare le bufale online sia una perdita di tempo : le convinzioni di alcune persone sono così forti che nessuna smentita potrà far cambiar loro idea. D’altra parte c’è chi crede ancora nel debunking come mezzo per contrastare una disinformazione dilagante. E intanto compaiono le prime piattaforme come Polygree per verificare le notizie che circolano online . La battaglia contro le fake news è appena cominciata.