mercoledì 7 dicembre 2016

Hai messo il telefono nel riso per farlo asciugare? Quei chicchi non sono più commestibili

La Stampa
angela nanni

Sms, chat, whatsApp, foto, video, musica. C’è un mondo intero dentro il nostro smartphone che racchiude uno spaccato significativo della vita di ognuno di noi. Un lavoro di ricerca americano recente ha sottolineato come studiare lo strato oleoso che si accumula sul display dopo l’uso quotidiano, consente di scoprire molto sulla vita del proprietario.  Ma allora basta immergere uno smartphone in acqua per cancellare ogni traccia di queste informazioni personali? O anche: se per sbaglio il nostro preziosissimo smartphone cade in acqua, oltre a cancellarsi tutti i nostri ricordi, si cancellano tutte le tracce biologiche?

«Sui telefoni, in realtà, si annidava davvero di tutto soprattutto quando avevano i tasti, adesso che hanno una superficie liscia o quasi, non sono dei veri e propri ricettacoli, tuttavia continuano a conservare significative quantità di materiale biologico e per questo andrebbero puliti con frequenza. Tutto quello che vi si accumula sopra non va lavato, ma più opportunamente rimosso usando un panno morbido in microfibra proprio come quello che si usa, di solito, per pulire gli occhiali.

L’immersione, anche accidentale in acqua, in ogni caso, non elimina le tracce biologiche per lo stesso motivo che se immergiamo le mani in acqua, senza strofinarle con il sapone, le mani non si puliscono! Ecco perché ci sono tutte le campagne di informazione su come lavare correttamente le mani per non diffondere le infezioni virali» spiega molto efficacemente il professor Gaudenzio Meneghesso ordinario di Microelettronica presso l’Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione.

ASCIUGARE LO SMARTPHONE: MITO O REALTA’?
Basta semplicemente fare un giro su internet per scoprire che in caso di un malaugurato tuffo del telefono in acqua, i più consiglino di provare immediatamente ad asciugarlo usando anche il riso o comunque con sostanze igroscopiche (che assorbono cioè acqua) in modo da rimuovere completamente l’acqua dai circuiti e poi, in un secondo momento, farlo ripartire con l’aiuto di un centro specializzato.

«Il possibile ripristino del corretto funzionamento dello smartphone dopo immersione in acqua mediante essiccazione dipende da una serie di fattori come per esempio, l’essere stato spento o acceso al momento del tuffo, ma anche dal livello di parziale impermeabilizzazione dell’apparecchio e altre condizioni che possono andare a influenzare la penetrazione dell’acqua all’interno del dispositivo – spiega il professor Maurizio Zamboni Professore ordinario presso il Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni e Presidente del corso di Studi in Ingegneria Elettronica del Politecnico di Torino - È bene rilevare, comunque – continua Zamboni - che se i costruttori di smartphone si affannano tanto per produrre e pubblicizzare telefoni impermeabili vuol dire che gli altri tanto bene non stanno se cadono nell’acqua».

A tale proposito gli fa eco il professor Meneghesso: «In genere i circuiti elettronici non alimentati da energia elettrica non soffrono particolarmente l’acqua, a meno che non li si immerga per ore o li si metta a fare un lavaggio completo in lavatrice. La mia personale esperienza, per esempio, mi ha insegnato che una chiavetta USB può resistere persino a un lavaggio in lavatrice, perché se non è collegata ad alcun dispositivo, non ha nessuna alimentazione elettrica, infatti le chiavette USB non dispongono di una alimentazione interna (batteria).

Ecco perché i danni maggiori lo smartphone li riporta se cade per errore in acqua mentre è acceso, perché può subire un vero e proprio shock elettrico (o cortocircuito che dir si voglia) che ne danneggia, con buona probabilità, i circuiti irreparabilmente. Ecco perché se un dispositivo elettronico cade in acqua, dopo averlo recuperato, è fondamentale spegnerlo immediatamente, togliere la batteria e poi asciugarlo al meglio, anche avvalendosi di sostanze igroscopiche come il riso».

IL RISO USATO PER ASCIUGARE IL TELEFONO NON È PIU’ COMMESTIBILE
Il riso eventualmente utilizzato come essiccante per lo smartphone (o altra sostanza igroscopica), si arricchisce o no delle nostre tracce biologiche, va buttato o è ancora commestibile? In merito il professor Zamboni commenta: «Se si riempie una scatola con il riso e si immerge al suo interno il telefono è da escludere che i chicchi entrino in diretto contatto con i circuiti e se lo smartphone non è stato immerso per settimane o mesi in acqua e dunque i suoi circuiti non hanno subito processi di ossidazione e trasformazione dei propri costituenti, direi che si può escludere un rilascio di materiali pericolosi per la salute».

A tal proposito, però, il professor Massimo Labra del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano Bicocca puntualizza: « Il riso è certamente capace di assorbire molto bene l’umidità e non si può escludere che se sul nostro smartphone vi sono tracce di medicinali, di DNA o in generale di sostanze idrosolubili queste non finiscano nei chicchi di riso. Se ci si ferma a riflettere, in effetti, sarebbe come coltivare un campo di riso con acqua chimicamente contaminata e sperare che nessuno di questi entri nei semi e poi nella pianta di riso! Certamente dipende sempre dalla quantità e qualità dei contaminanti, ma in generale direi che non lo considererei igienicamente e chimicamente idoneo al consumo alimentare».