martedì 20 dicembre 2016

Gli ultimi momenti di Saddam

Matteo Carnieletto

REUTERS PICTURES OF THE DECADE. 
Iraq's former president Saddam Hussein is filmed after his capture in this footage released December 14, 2003. U.S. troops captured Saddam Hussein near his hometown of Tikrit, announced U.S. administrator in Iraq Paul Bremer on Sunday, in a major coup for Washington's beleaguered occupation force in Iraq.  REUTERS/Handout (IRAQ)

Aver fatto la guerra all’Iraq e aver ucciso Saddam Hussein fu un errore. E dei peggiori. Sono queste le conclusioni che trae John Nixon, l’agente della Cia che interrogò il Raìs. Nel suo libro di memorie intitolato Debriefing The President: The Interrogation Of Saddam Hussein, Nixon racconta della cattura di Saddam:  “Stavo in piedi da 27 ore ed ero esausto, ma la notizia mi diede un’ adrenalina mai provata prima. La Squadra delle Forze Speciali aveva individuato un uomo che corrispondeva alla descrizione di quello che chiamavamo ‘High Value Target No 1’, il nostro bersaglio numero uno.

I miei capi alla Cia misero sotto torchio me, l’esperto: quel tizio sciatto e robusto poteva essere Saddam Hussein?”. Era lui. Nixon lo riconosce da “una cicatrice da proiettile nella gamba sinistra”.
Inizia il primo interrogatorio.  “‘Mi capisci?’. Saddam fece cenno di sì con il capo. ‘Quand’è l’ultima volta che hai visto i tuoi figli vivi?’. Mi aspettavo fosse sprezzante ma mi spiazzò la sua aggressività: ‘Chi siete? Intelligence militare? Mukhabarat? Rispondete. Identificatevi'” Sono i servizi segreti americani. Nixon comincia a metterlo sotto torchio, ma il Raìs risponde solo ad alcune domande, quelle che reputa più interessanti. Chiede sprezzante: “Perché non mi domandi della politica? Potresti imparare molto da me”. È glaciale, l’ormai ex leader iracheno: “Avete trovato un traditore che vi ha dato Saddam Hussein.

Non ne trovate uno che vi dica dove stanno le armi di distruzione di massa”. Già, le armi di distruzione di massa. Avrebbero dovuto giustificare la guerra in Iraq, ma nessuno le trovò mai, come racconta Nixon: “Nel 2007 mi dovetti presentare nello studio ovale da George W. Bush. Mi chiese che tipo d’uomo fosse Saddam. Gli spiegai che all’inizio fu disarmante e autolesionista, e il presidente non gradì. Aggiunsi che il vero Saddam era sarcastico, arrogante, sadico, e questo sembrò calmare Bush. Guardò Dick Cheney e scherzò: ‘Sicuro che Saddam non ti ha detto dove ha messo quelle fiale di antrace?’.

Tutti risero ma io lo ritenni inappropriato. L’America aveva perso oltre 4000 soldati sul campo”. Ed è a questo punto che Nixon lascia un’amara riflessione: “Mesi dopo, fui di nuovo convocato alla Casa Bianca. Bush appariva distratto e infastidito, mi chiese Muqtada al-Sadr, leader Mahdi milizia da lui fondata per combattere le forze di occupazione in Iraq. Non era in agenda, così risposi: ‘È una domanda da 64.000 dollari!’. Bush ripose che ero un testa di cazzo, ma nel suo memoir scrisse che non aveva mai messo in discussione i patrioti della Cia che avevano lavorato duramente in Iraq. Diede colpa alla Cia per ogni errore commesso invece il problema è che sentì solo quello che voleva sentire.

Non voglio dire che Saddam fosse innocente, era un dittatore sanguinario, ma col senno di poi, avere un Saddam invecchiato e senza potere mi sembra migliore che perdere vite dei nostri uomini e donne in divisa, che assistere alla nascita dello Stato islamico e aver sperperato tre triliardi per costruire il nuovo Iraq”.