giovedì 15 dicembre 2016

Forcolandia

La Stampa
massimo gramellini

La situazione è grave ma non seria, disse una volta e per sempre Flaiano. Ieri un gruppo di figuri in precario equilibrio sulla grammatica - qualificatisi come emissari di quel movimento dei Forconi il cui capo girava in Jaguar - ha circondato l’ex deputato Osvaldo Napoli in uno dei vicoli che costeggiano il Parlamento per leggergli un mandato d’arresto infarcito di articoli del codice penale. Napoli è uomo mite e gentile. Poiché la zona adiacente alla Camera è da tempo un set a cielo aperto dove scorrazzano jene e gabibbi, ha stropicciato la faccia nel sorriso di chi sa di doversi sottoporre a una goliardata e non vuole passare per privo di spirito.

Ma all’improvviso la scena è cambiata. I figuri lo hanno afferrato per le braccia e il loro portavoce ha invocato l’intervento di una camionetta parcheggiata nei paraggi, strillando: «Maresciallo, lo arresti!». Che l’Italia sia l’unico luogo al mondo dove i sovversivi pretendono di fare la rivoluzione d’accordo con i carabinieri era già stata un’intuizione di Montanelli. Nel parapiglia, mentre si cercava di capire chi dovesse arrestare chi, Napoli è riuscito a svignarsela. 

La situazione rimane poco seria, ma diventa sempre più grave. Con vena profetica, sul «Foglio» di due anni fa Mario Sechi preconizzava l’evento di ieri, analizzando le condizioni sociali ed economiche che, come negli Anni Venti del secolo scorso, stanno di nuovo trasformando l’Italia nella culla delle rivolte di un popolo cupamente arrabbiato e facilmente manipolabile dagli avventurieri bramosi di farsi regime. Forcolandia. La differenza rispetto al passato è che stavolta sappiamo. Perciò non avremo scuse.