martedì 20 dicembre 2016

Dopo i social la Turchia blocca Tor, la rete anonima

repubblica.it
di SIMONE COSIMI

La denuncia dell'osservatorio Turkey Blocks: il sistema di navigazione "a cipolla", utile a proteggere la privacy degli utenti, quasi interamente fuori uso. Dopo i blocchi temporanei dei social network è il momento del modello cinese

Dopo i social la Turchia blocca Tor, la rete anonima
(@TurkeyBlocks)

IL CAPPIO si fa sempre più stretto. Quasi senza uscita. Silenziare il dissenso online è un chiaro obiettivo strutturale del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Lo era prima del fumoso golpe di metà luglio, lo è ancora di più dopo quelle giornate di epurazioni di massa. In queste ore, però, in Turchia si sta assistendo a un salto di qualità. Non solo social network, ripetutamente sottoposti a blocco, come agli inizi di novembre in occasione dell'arresto di una dozzina di dirigenti e parlamentari dell'Hdp, il filocurdo Partito per il popolo democratico, fra cui il leader e parlamentari Selahattin Demirtas e la sua vice Figen Yuksekdag. Anche il deep web, o meglio il principale strumento per accedervi - il sistema di comunicazione anonima Tor - è finito nel mirino dei controllori di Stato.

L'osservatorio sulla censura nel Paese, Turkey Blocks, ha infatti confermato l'accesso diretto a quella porzione di rete priva di siti indicizzati dai motori di ricerca tramite il browser Tor è bloccato. L'unico modo di continuare a entrare in internet in anonimato - e scambiare così materiali, confrontarsi, inoltrare denunce, trovare notizie - è utilizzare The Onion Router in modalità 'bridgè o attraverso i cosiddetti 'pluggable transport'.

Sono vie di fuga sviluppate dalla stessa comunità e partono dal presupposto che spesso le autorità bloccano l'uso di Tor in due modi: inibendo la connessione agli indirizzi IP dei nodi Tor che conoscono o analizzando il traffico sulla rete nazionale per identificare l'uso dello specifico protocollo. I due sistemi consentono di schivare questo muro attraverso dei relay segreti (bridge) o camuffando il traffico generato attraverso Tor, rendendolo cioè simile a classiche connessioni HyperText Protocol.

Questioni tecniche a parte, pare che potranno tuttavia esserci problemi anche per questi sistemi alternativi. Sono restrizioni che arrivano dopo che, il mese scorso, Ankara ha posto sotto la lente le cosiddette Vpn (virtual private network), reti private virtuali in grado di mettere in piedi connessioni cifrate e sicure, spesso utilizzate in ambito aziendale ma anche da chi voglia nascondere il proprio indirizzo IP appoggiandosi a server allocati altrove e dunque bypassando i blocchi locali. E le possibili conseguenze.

Qualche settimana fa l'Autorità turca delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, la famigerata Btk, ha ordinato agli internet provider come TTnet e Turkcell di bloccare una serie di siti che forniscono questi servizi, da Express Vpn a VyprVpn passando per Zero Vpn. In un primo momento sembrava temporaneamente. Ma le conseguenze delle ultime ore, confermate ieri da Turkey Blocks in un post sul blog ufficiale, sembrano appunto il secondo, oscuro tempo delle iniziative di qualche settimana fa.

''Tor è un sistema libero e gratuito progettato per consentire ad attivisti, giornalisti e utenti qualsiasi di evitare la censura di governo sulle comunicazioni digitali - si legge nel post - come ultima linea di difesa contro i più schiaccianti regimi del mondo, Tor ha visto crescere la sua popolarità in Turchia insieme ai servizi commerciali di reti private virtuali grazie alla sua disponibilità e resilienza". Una resilienza che evidentemente Erdogan vuole mettere in discussione, avvicinandosi al modello cinese: ''Il blocco parziale o totale delle Vpn, di Tor e di servizi simili farà scivolare internet in Turchia verso il modello del giardino murato, come quello imposto dal Great Firewall di Pechino'' spiegano dall'organizzazione.

Dopo le richieste di novembre, il governo era tornato a premere sui fornitori di connettività lo scorso 5 dicembre. Lo scopo delle richieste, che prevedevano anche la consegna di rapporti settimanali sui progressi delle procedure tecniche messe in campo, era proprio condurre alla situazione attuale: completare il lavoro non solo sulle Vpn ma anche su Tor. Non è un caso che i primi problemi siano iniziati proprio in quei giorni e ora il quadro sembra decisamente compromesso.

''La Turchia di solito blocca l'accesso a specifici siti attraverso ordinanze delle corti o misure amministrative per restringere permanentemente l'accesso ai servizi - raccontano da Turkey Blocks - per questo gli utenti turchi hanno iniziato a utilizzare con frequenza le Vpn e Tor. Ad esempio per accedere a fonti indipendenti d'informazione e cercare aiuto nelle immediatezze degli attentati terroristici''. Ora anche quelle strade si fanno sempre più strette.