venerdì 23 dicembre 2016

Berlino, confermata la morte di Fabrizia. Amri minacciò di morte un detenuto cristiano in carcere

La Stampa

Continua la caccia al killer. Perquisizioni oggi nella capitale, a Dortmund e nel campo profughi di Emmerich sul Reno. Quattro persone fermate sono poi state rilasciate. Un video mostra Amri in città dopo l’attentato



Continua in tutta la Germania la caccia ad Anis Amri, il 24enne, tunisino, autore della strage al mercatino di Berlino. Nella capitale e in varie località tedesche sono stati eseguiti diversi blitz nelle ultime ore. Polizia e forze speciali hanno effettuato controlli e fermi nel campo profughi di Emmerich, in Nord Reno-Westfalia, in alcuni appartamenti di Dortumund e, nella notte, a Berlino, dove sono stati perquisiti tre appartamenti nei quartieri di Kreuzberg, Moabit e Prenzlauer Berg. Quattro persone erano state fermate, inizialmente con il sospetto che avessero dei legami con Amri, ma secondo la tv pubblica Wdr, «sarebbero poi state rilasciate dopo un breve interrogatorio». 

AMRI MINACCIÒ DI MORTE UN DETENUTO CRISTIANO IN CARCERE
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva segnalato al Comitato analisi strategica antiterrorismo comportamenti sospetti, notati durante i periodi della detenzione di Anis Amri nelle carceri siciliane tra il 2011 e il 2015. Tra le ragioni anche il fatto che un detenuto cristiano con cui aveva frequenti contrasti (secondo il racconto di quest’ultimo perchè non voleva convertirsi all’Islam) dichiarò - a quanto risulta - di essere minacciato di morte da Amri con frasi come «ti taglio la testa». 

ALFANO CONFERMA: “FABRIZIA DI LORENZO TRA LE VITTIME”
Le poche speranze che Fabrizia Di Lorenzo, la 31enne italiana, dispersa dalla sera dell’attentato fosse viva si sono spente in tarda mattinata quando il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano, ha confermato la sua morte. «La magistratura tedesca, così come ha comunicato il ministero degli Esteri della Germania, ha esaurito le verifiche necessarie e purtroppo, ormai, c’è la certezza che, fra le vittime, c’è l’italiana Fabrizia Di Lorenzo - ha dichiarato Alfano - Sono affettuosamente vicino alla famiglia e ai suoi cari, condividendone l’immenso dolore». 

IL CORDOGLIO DELLE ISTITUZIONI
Un messaggio di cordoglio alla famiglia della giovane vittima italiana è arrivato anche dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La notizia della identificazione di Fabrizia Di Lorenzo tra le vittime della strage di Berlino conferma i peggiori timori dei giorni scorsi. Il dolore per la sua morte è grande. Ancora una volta una nostra giovane connazionale rimane, all’estero, vittima della insensata ed esecrabile violenza del terrorismo. Esprimo ai genitori e al fratello di Fabrizia la solidarietà e la vicinanza di tutto il nostro Paese».

Cattura

SULMONA SI SPEGNE IN SEGNO DI LUTTO
Si unisce al dolore della famiglia di Fabrizia anche il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini: «A nome mio personale, dell’Amministrazione e di tutta la Città di Sulmona esprimo cordoglio più profondo per la morte della nostra giovane concittadina manifestando un’affettuosa vicinanza alla famiglia Di Lorenzo. Oggi Sulmona si raccoglie in un abbraccio simbolico, partecipe al grande sgomento che l’ha colpita. La Città si spegne nel rispetto del grande dolore».

LE INDAGINI
Nell’ambito dell’inchiesta ci sarebbe un’altra novità. I media tedeschi hanno riferito che la polizia ha annunciato il ritrovamento delle impronte di Anis Amri sulla portiera del tir, lato guidatore. Il tunisino ricercato per l’attentato al mercatino di Natale di Berlino, aveva cercato su internet istruzioni per costruire ordigni esplosivi e aveva comunicato almeno una volta con lo Stato islamico. Lo ha riferito il New York Times che, citando un funzionario americano che ha parlato a condizione di anonimato, aggiunge che il 24enne era inserito anche nella no fly list Usa. Anis Amri è stato inoltre filmato dalle autorità di sicurezza 8 ore dopo l’attentato di fronte all’ associazione-moschea «Fussilet 33», nel quartiere di Moabit della capitale, perquisita oggi dalla polizia. Lo rivela la tv pubblica Rbb sul suo sito, mostrando immagini di una telecamera. Il sito pubblica anche due altri fermo-immagine della telecamera che mostrano Amri di fronte alla moschea il 14 e il 15 dicembre. 

IL PROFILO DI ANIS AMRI
Anis Amri, il 24enne tunisino su cui pende una taglia di 100.000 euro per la strage di Berlino, era un mago del camaleontismo. Dodici nomi, tre nazionalità, una capacità diabolica di comparire e scomparire e una disponibilità di documenti falsi da far impazzire i funzionari tedeschi. È stato in carcere, in Italia per 4 anni, in Germania per solo due giorni. È sfuggito ai provvedimenti di rimpatrio dai due paesi, anche per la complicità delle autorità tunisine che hanno ritardato oltre i termini di legge la procedure di riconoscimento. Ora era sul punto di essere espulso dalla Germania, ammesso che le autorità fossero riuscite a rintracciarlo, ma i documenti necessari dalla Tunisia sono arrivati solo oggi: due giorni troppo tardi. 

Le prime tracce lo rivelano in Italia, sbarcato da solo nel febbraio 2011 dichiarandosi minorenne. Potrebbe essere stata la prima bugia, perché secondo i tedeschi oggi Amri di anni ne ha 24. È già inseguito da un’accusa per rapina a mano armata, per la quale sarebbe poi stato condannato in contumacia a 5 anni, secondo quanto riferiscono media tunisini. Ma 4 anni se li è fatti in Italia per danneggiamento e poi, per il ritardo delle autorità tunisine, il provvedimento di espulsione dal nostro paese non è andato a buon fine. Fonti investigative italiane affermano che Amri abbia poi lasciato l’Italia per la Germania dopo che gli era stato notificato un provvedimento di allontanamento. E in Germania appare nel luglio del 2015.

Amri «si era forse radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia». Lo ha detto alla Bild Abdelkader Amri, uno dei suoi fratelli rintracciato in Tunisia. «Se sarà provato che era coinvolto, non farà più parte della nostra famiglia», ha aggiunto. Anche l’Ap è riuscita a mettersi in contatto con un fratello di Anis Amri che gli ha lanciato un appello: «Lo invito a consegnarsi alla polizia». 

RIAPRE IL MERCATINO DELL’ ATTENTATO
A tre giorni dall’attentato ha riaperto il mercatino di Natale sulla Breitscheidplatz.Lo hanno riferito le aziende Schaustellerverband Berlin e AG City, responsabili della sua gestione. «Nonostante i tragici eventi, il mercato vicino alla Chiesa della Memoria, nel cuore della capitale tedesca, riapre in seguito a una decisione presa in stretto coordinamento con le autorità. Per ragioni di rispetto, le illuminazioni e gli eventi musicali saranno vietate», aggiunge la nota. Sul luogo, dove sono già presenti candele, fiori e biglietti, saranno affisse due targhe in memoria delle vittime. 


Dallo sbarco a Lampedusa alla mancata espulsione: i cinque anni di Anis in Italia
La Stampa
francesco grignetti

All’arrivo si spaccia per minore, poi frequenta una scuola. Nel 2011 tenta di dargli fuoco e finisce in carcere a Catania



Il mandato di cattura spiccato dalla Germania con la foto segnaletica del terrorista
Una storia drammaticamente uguale a quella di tanti altri terroristi islamisti: la fuga da casa con un barcone alla ricerca di un futuro migliore, ma la realtà è molto diversa dai sogni. La solita trafila di delinquenza, carcere, infine clandestinità. Finché avviene l’incontro con un predicatore d’odio che propone il jihad come redenzione. La parabola di Anis Amri, il tunisino in fuga da Berlino, ricalca il copione. Nato a Ghaza, in Tunisia, il 22 dicembre 1992, è uno dei centomila che attraversarono il mare alla disperata. Sappiamo che la polizia italiana registra il suo nome nel febbraio 2011. In quell’occasione Amri dichiara di essere minorenne. Non sarebbe vero, ma è una furbata perché la nostra legge è molto comprensiva con i minori non accompagnati.

Il carcere
Puntualmente il giovane Amri viene sistemato in una casa-famiglia dalle parti di Catania e lì è iscritto a scuola. Ma dura poco. Si mette in luce per essere una testa calda. Dice la sua scheda giudiziaria che il giovane è colpevole di appropriazione indebita, minacce, lesioni. Instaura in classe un clima di terrore. E quando provano a disciplinarlo, si ribella. La sua storia di buon migrante finisce con un tentativo di incendio della scuola. La polizia lo arresta il 23 ottobre 2011. Condannato a quattro anni, li sconta tutti, dapprima nel carcere di Catania poi a Palermo. Secondo il Dipartimento penitenziario, gli viene applicato il trattamento per i «soggetti pericolosi». Amri crea problemi seri anche in cella, infatti. E non è un caso che non goda di nessuno sconto di pena. Esce dal carcere soltanto nel maggio del 2015. 

L’espulsione
Scontata la pena, varca il portone dell’Ucciardone per entrare direttamente nel Cie di Caltanissetta. Un altro iter classico. Per un detenuto violento (ma che non aveva dato segni di radicalizzazione, dicono fonti investigative) nonché pregiudicato per reati gravi si chiede sempre l’espulsione. Il problema, nel suo caso come in tantissimi altri, è che il Paese d’origine non coopera. E così, mancando il riconoscimento ufficiale, l’espulsione non si perfeziona. Per Anis Amri c’è stata la semplice «intimazione» del prefetto a lasciare l’Italia. E così accade. Correttamente, poi, l’Italia inserì tutte le informazioni su Anis (sia la notizia della condanna, sia il provvedimento di espulsione, sia le note relative ai comportamenti tenuti in carcere) nella banca dati Sis, il Sistema di informazione Schengen.

Il passaporto falso
Il palcoscenico a questo punto è in Germania. Sappiamo che Amri è sul suolo tedesco già nel luglio 2015. Lì fa domanda di asilo politico: sa che la bocceranno, ma è un’altra furbata per prendere tempo. Intanto si muove come una trottola. Si registra in un centro per richiedenti asilo a Emmerich sul Reno, al confine con l’Olanda. Ad agosto lo fermano a Friedrichshafen, località sul lago di Costanza, vicino alla Svizzera, e mostra un falso passaporto italiano. Utilizza numerosi alias, il che gli permette di confondere le acque e di salvarsi nuovamente dall’espulsione due mesi fa. I servizi segreti lo segnalano; la polizia di Berlino lo tiene sotto controllo da marzo a settembre, ma inutilmente.

La radicalizzazione
Nel frattempo entra in contatto con i salafiti. Si abbevera ai sermoni di un imam fondamentalista, l’iracheno Abu Walaa, 32 anni, arrestato nel novembre scorso, detto anche «il predicatore senza volto» perché nei suoi violentissimi videosermoni contro gli infedeli, rilanciati su internet e anche da una sua app personale, si faceva riprendere sempre di spalle. Abu Walaa è considerato ora il principale reclutatore di Isis in Germania. Predicava tra l’altro in una moschea di Hildesheim (vicino da Hannover) che da anni è sotto osservazione ed è stata definita dal ministro degli Interni della Bassa Sassonia l’«hotspot» dei salafiti in Germania. Quando la polizia arresta il suo imam, Amri entra definitivamente in clandestinità. Il suo cellulare scompare dai radar della polizia. Ora sappiamo perché.