mercoledì 14 dicembre 2016

Assad, repressione con hi tech italiano

repubblica.it
di STEFANIA MAURIZI

Ci sono anche due aziende del made in Italy nella lista delle imprese che hanno fornito al regime di Damasco gli strumenti per realizzare un capillare sistema di intercettazioni. Lo rivela un report della Ong Privacy International. Appalti partiti nel periodo 1999-2011, quando l'Occidente aveva ancora rapporti commerciali con la Siria. Ma che gettano un'ombra sul ruolo svolto dall'Europa nel sostenere uno dei più feroci dittatori del Medio Oriente

Assad, repressione con hi tech italiano

Un paese distrutto, 250mila morti e metà della popolazione - undici milioni di persone su un totale di ventidue – costretta a fuggire in cerca di salvezza. E' questa la tragedia della Siria, sprofondata da cinque anni e mezzo in una guerra civile senza uscita. Sulla feroce repressione da parte del padre padrone della Siria, Bashar al-Assad, delle proteste popolari scoppiate nel 2011, sull'onda della Primavera araba, si è scritto molto, ma poco si conosceva finora dell'apparato di sorveglianza messo in piedi dal regime nel decennio che ha preceduto il grande massacro.

Ora però un report, che Repubblica rivela in esclusiva per l'Italia, lo ricostruisce, con tanto di nomi delle aziende che hanno fornito al dittatore queste tecnologie famigerate, che possono essere usate per spiare attivisti, dissidenti, giornalisti e l'intera popolazione. E nella lista di aziende non potevano mancare le imprese italiane. Area Spa di Vizzola Ticino, in provincia di Varese, che proprio una settimana fa è finita nelle cronache perché al centro di un'inchiesta penale della procura di Milano che riguarda gli affari della società in Siria, ma anche RCS Spa di Milano, l'azienda di sorveglianza finita nello scandalo dell'intercettazione Piero Fassino-Giovanni Consorte "Ma allora, abbiamo una banca?".

Ad aver indagato sull'apparato della sorveglianza del regime di Assad è "Privacy International", Ong con sede a Londra considerata un'autorità nel settore della protezione dei diritti digitali e della privacy. E' importante capire che nel decennio che ha preceduto l'esplosione della guerra civile, il governo di Damasco era riconosciuto dai governi europei, anzi era considerato un alleato e quindi certe relazioni commerciali erano perfettamente lecite, anche perché non esistevano leggi che regolamentavano l'esportazione delle tecnologie per la sorveglianza, che solo nel 2014 sono state dichiarate dall'Unione Europea "beni dual use", ovvero per uso sia civile che militare, la cui vendita all'estero è soggetta ad autorizzazione.

E' solo dopo l'introduzione delle sanzioni al regime siriano per la feroce repressione dei moti di protesta del 2011 e dopo l'introduzione delle leggi europee di controllo delle esportazioni dei sistemi di sorveglianza che la vendita al regime siriano di questi apparati sono diventate un reato. Tutto ha inizio nel 1999, quando, secondo Privacy International, la Siria mette in piedi il suo primo sistema di controllo delle comunicazioni fisse, mobili e via internet. A commissionarlo è l'azienda di stato delle telecomunicazioni: "Syrian Telecommunications Establishment" (Ste). "Ste agiva come una copertura per le agenzie di intelligence, in particolare per la 'Branch 225', l'agenzia siriana di spionaggio elettronico", scrive Privacy nel suo report, citando ingegneri a conoscenza del fuznionamento del sistema di intercettazioni legali in Siria.

L'espressione cruciale in questa storia è proprio "intercettazioni legali": tutte le aziende che operano nel business della sorveglianza ci tengono a precisare di lavorare in un quadro legale e pienamente legittimo, dove l'individuo sorvegliato ha precise garanzie e a sorvegliare su di esse è l'autorità giudiziaria del paese che gestisce il sistema di intercettazioni creato e commercializzato dalle aziende del settore. La realtà, purtroppo, è diversa: la tecnologia non distingue tra buoni e cattivi e tra usi legittimi e illegittimi. Non è dunque un caso che le stesse identiche aziende che in Italia, come in tutto il resto del mondo, forniscono sistemi di intercettazioni alle procure per sorvegliare criminali, terroristi e mafiosi, riforniscano anche i dittatori di queste tecnologie della morte.

Almeno fino al 2004, il regime siriano si affida soprattutto ai tedeschi: Siemens e Utimaco sono le due aziende che introducono 'Lims', il sistema di gestione delle intercettazioni legali capace di operare su tutta una serie di reti delle comunicazioni, intercettando in tempo reale telefonate, sms, fax, email, chiamate Skype, chat. Con questa tecnologia tedesca, il governo siriano poteva controllare le comunicazioni che viaggiavano sulle reti costruite da Nokia Siemens e Huawei, mentre sulle reti costruite con tecnologia svedese Ericcson, venivano usati sistemi di fabbricazione svedese.

A partire dal 2007, il regime di Damasco vuole aggiornare la sua rete di controllo e una delle aziende che sanno muoversi bene sul terreno siriano è Advanced German Technology (Agt), uno degli intermediari più attivi. Il business della sorveglianza è infatti terreno fertile per intermediari e rivenditori che offrono la flessibilità richiesta da questo tipo di affari, che prosperano in una giungla di aziendone e aziendine, società off-shore e paradisi fiscali, che fanno perdere le tracce di chi vende a chi e che cosa. E' grazie a questa giungla che molte delle società del settore riescono a piazzare la loro tecnologia aggirando ogni sorta di embargo e sanzioni.

Agt è un'azienda messa in piedi da due fratelli siriani che hanno ottenuto la cittadinanza tedesca: Anas e Aghiath Chbib. Secondo Privacy International, è attiva nella vendita di sistemi di sorveglianza al governo siriano fin dal 2002. Ma è nel 2007 che alla società si presenta l'occasione per mettere in piedi il 'Central Monitoring System', un sistema centralizzato che, recitano i documenti della gara di appalto ottenuti da Privacy International e allegati nel report, ha "la capacità di monitorare tutte le reti che usano i servizi di comunicazione dei dati all'interno del territorio siriano".

A partecipare al bando per la fornitura del sistema è l'italiana Rcs SpA, insieme ad Agt, ma alla fine, si legge ancora nel report, "la rivale di Rcs, l'azienda italiana della sorveglianza Area, avrebbe vinto la gara, secondo la corrispondenza visionata da Privacy International e secondo la testimonianza di persone vicine al progetto". Nel dossier di Privacy c'è una illuminante lettera in cui l'azienda Agt, partner dell'italiana Rcs, getta dubbi sull'offerta della concorrente Area: "AGT ha avuto il primo contratto per internet in Siria nel 2002 - scrive l'azienda nella missiva - e abbiamo lavorato per dieci anni nel settore del controllo della rete e delle chiamate con molte aziende europee che vendono tecnologie per le intercettazioni.

La decisione della Ste e dei suoi utenti finali [della tecnologia, ndr] di ricorrere a una gara di appalto per garantire trasparenza è eccellente, ma ha un punto debole, che è la legge stessa secondo cui l'assegnazione va all'offerta più conveniente: la maggior parte dei paesi non fa eccezioni sulla base della sicurezza nazionale, e questo permette ad alcune agenzie ostili di infiltrarsi nel paese attraverso la 'porta' dell'offerta più conveniente. Questa situazione si è verificata in Germania nel 2003, in India nel 2006 e a Malta nel 2007 e 2008: i contratti sono finiti ad aziende che offrivano l'offerta più vantaggiosa, che era appoggiata da Israele".

C'è ovviamente un motivo per cui l'azienda sconfitta cita Israele: è l'arcinemico della Siria, con cui il regime di Damasco non ha relazioni diplomatiche, e rappresenta una potenza immensa nel settore dello spionaggio elettronico. Nel suo report, Privacy International racconta come la Siria richieda ai fornitori di tecnologie della sorveglianza il prerequisito di non avere fatto affari con Israele in questo settore, un prerequisito su cui aziende come Rcs Spa sono pronte ad assicurare il regime siriano: "Siamo lieti di confermare ufficialmente - scrive la Rcs in una delle corrispondenze citate da Privacy - che la Rcs non ha venduto/comprato a/da Israele alcun sistema o parte di sistema rivelante per le intercettazioni legali".

Nonostante la lettera, Rcs e l'azienda Agt non vincono la gara, ma, secondo Privacy International, nel 2009 Rcs riesce comunque ad accaparrarsi la fornitura di un sistema di intercettazione delle comunicazioni internet via satellite: in molte aree rurali e remote della Siria, infatti, l'accesso alla rete passa attraverso provider che fanno ricorso a satelliti come Aramsat per garantire il collegamento.

Quanto ad Area, invece, avrebbe lavorato al sistema di controllo 'Central Monitoring System' con l'azienda francese 'Qosmos'. E poiché in Francia non si scherza, oggi tanto Qosmos quanto Amesys, l'azienda francese che ha fornito tecnologia per la sorveglianza al regime di Gheddafi, sono al centro di un'inchiesta penale per la loro presunta complicità rispettivamente nelle torture dei regimi siriano e libico.

In Italia, invece, mettere il dito nella piaga degli affari spregiudicati delle nostre aziende cyber non sembra una priorità. Così questi affari continuano a prosperare nell'ombra. E se anche qualche procuratore iniziasse a scavare e contabilizzare le gravissime violazioni dei diritti umani, rese possibili dai sistemi di intercettazione tricolore, qui da noi non esisterebbe neppure una legge per colpire la loro complicità nelle torture.