venerdì 23 dicembre 2016

Arrivano i fondi dell’Ue per il museo del fascismo

La Stampa
franco giubilei

Predappio, il sindaco: non sarà celebrativo ma la storia non può essere rimossa



L’ex casa del Fascio è rimasta chiusa per oltre 20 anni. Per realizzare il progetto del polo museale sono necessari circa 5 milioni di euro, finanziati in parte dallo Stato
C’è da scottarsi a toccare Predappio e i suoi ingombrantissimi legami con la storia, plasticamente rappresentati dalla monumentale ex casa del fascio che il sindaco Giorgio Frassineti, ormai da anni e fra mille ostacoli ideologico-culturali, sta facendo di tutto per trasformare in museo del fascismo: «Siamo a un punto di svolta col progetto e io vado avanti, non posso permettere di fare di un edificio del genere una vittima della damnatio memoriae». Lo stato dei fatti è che al milione di euro versato in parti uguali dal comune di Predappio e dalla fondazione Cassa dei risparmi di Forlì se n’è appena aggiunto un altro della regione Emilia Romagna, che ha pescato fra i fondi strutturali europei, mentre si attende una risposta del governo dopo che Luca Lotti, allora sottosegretario, si era interessato venendo qui di persona. 

Nel frattempo l’istituto Parri sta lavorando al progetto museale e l’avrà pronto entro marzo, quindi sarà delineato lo sviluppo edilizio dell’opera e si potrà mettere a bando l’intervento di risistemazione di uno degli esempi più imponenti di architettura razionalista d’Italia: «Abbiamo incontrato resistenza da parte di storici importanti come Giovanni De Luna e Luciano Canfora, ma noi vogliamo che la casa del fascio diventi un punto della rete museale europea», aggiunge il sindaco, alla guida di una giunta monocolore, espressione di una lista civica che è un’emanazione diretta del Pd. La cripta del cimitero del paese dov’è sepolto il Duce, sotto un busto marmoreo degno del Ventennio, gli stivali e qualche effetto personale, è una meta obbligata per i nostalgici che tre volte l’anno – nascita e morte di Mussolini, ma soprattutto nel giorno della marcia su Roma – invadono Predappio in fez e camicia nera. 

Frassineti, a questi rituali un po’ macabri con tanto di croce colossale portata in corteo fino alla tomba di Mussolini, così come al fiorentissimo mercato di gadget del regime venduti nei negozi del paese, ha pensato di replicare con l’elaborazione storico-culturale del fenomeno: «Qui viene gente vestita da balilla o da gerarchi, ma noi non possiamo continuare a pagare per il fatto che siamo a Predappio. È stato addirittura proposto di fare il museo da un’altra parte purché non qui, ma io penso che, confinandolo a Predappio, in realtà si voglia rimuovere il fatto che il fascismo fu un movimento di massa». E quando sente parlare della necessità di vietare la vendita di gadget fascisti, fa capire che è un falso problema: «Va bene, vietiamoli, ma quel periodo c’è stato e ci si deve fare i conti seriamente: davvero abbiamo ancora paura di un accendino col fascio littorio comprato su una bancarella?».

Intanto, l’idea di realizzare un museo del fascismo nel paese natale di Mussolini, e all’interno di un edificio simbolo del suo potere di allora, continua a suscitare l’interesse dei media internazionali: «Ultimamente sono venuti qui la troupe della tv nazionale russa e l’inviato di un giornale cinese che vende 12 milioni di copie. Io penso che il museo, fra l’altro, servirebbe a dare un senso anche all’Europa, che coi fenomeni autoritari continua a trovarsi alle prese. Predappio fra l’altro è l’unico comune italiano a far parte di Eurom (European observatory on memories dell’Università di Barcellona, ndr), anche perché vogliamo dare un respiro internazionale ai nostri progetti».