giovedì 1 dicembre 2016

Arrabbiati e delusi da Renzi. I mille volti del popolo del No

La Stampa
maria corbi

Pensionate, patiti di barca a vela e artigiani uniti dalla protesta. Ecco quelli che domenica proveranno a dare un colpo al premier



Il «No» come voto di protesta, per una Costituzione da difendere ma soprattutto per un premier da sfiduciare. Perché nel «popolo dei No» sono molti quelli che il 4 dicembre arriveranno alle urne decisi a mettere la loro croce su Renzi. Arrabbiati, delusi, come se quella fosse l’occasione del giudizio universale a cui sopravvivere con l’Arca della cara, vecchia, Costituzione, sordi alle parole di Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «Mi auguro che i cittadini scelgano sulla base del merito della riforma e non contro il governo».

Ettore Thermes, 52 anni, esperto di finanza, velista, chiamato il Beppe Grillo della vela perché critica la gestione e i soldi pubblici a palate bruciati dalla Fiv spiega di «essere contrario al referendum perché non affronta i veri problemi organici del Paese, anzi, li complica», ma anche «perché personalmente ho più fiducia dei tantissimi costituzionalisti che si sono espressi e non di Renzi e Boschi che trovo semplicemente dei furbi ma con scarsissima preparazione tecnica».

Anche Maria Conti, sessantenne di Viterbo, «non condivide nulla di quello che dice Renzi. Fino a poco tempo fa si sbrodolava dicendo che abbiamo una Costituzione che era il non plus ultra, tanto che Roberto Benigni e ci fece anche delle puntate in tv e adesso? La coerenza dove è finita?». D’altronde anche Alessandra Ghisleri, sondaggista, direttrice di Euromedia, nota che «tutti quelli arrabbiati nel nostro Paese votano no». E Pietro Vento di Demopolis spiega che le persone non conoscono perfettamente la riforma e che «nelle ultime settimane è cresciuta la motivazione a votare contro Renzi».

Come fa Fausto Nicolini, poeta, che ammette di non essere contro la riforma della Costituzione, «ma non fatta così e non da Renzi. Sono un poeta con tendenze teatrali e, come tale, immagino sempre una realtà un po’ verosimile un po’ sognata. Mi piacerebbe molto avere al governo un gruppo di persone migliori». Poi c’è chi come Luca Litrico, sarto, si concentra sulla riforma: «L’attuale Costituzione può essere letta e compresa anche da un bambino mentre la nuova non la capisce neanche un avvocato costituzionalista esperto. La Costituzione americana è vecchia di 200 anni, cambiata solo due volte per dare il voto anche a donne e neri, e non si capisce perché si debba cambiare la nostra». E mentre Matteo Renzi consuma chilometri e fiato spiegando che il bicameralismo è come avere due assemblee di condominio che votano la stessa cosa, c’è chi è ormai inconvincibile.

Come Daniela Mastalli, pensionata, ex hostess Alitalia. «Mi sembra che cambiare 47 articoli della Costituzione, con un voto dato da un Parlamento semi vuoto sia poco etico. La maggioranza è stata raggiunta, per carità, ma che tristezza. A questo punto il referendum è una presa in giro». A Denny Cicognani, imprenditore, di Imola «fa paura per il futuro dei miei figli il fatto che non ci siano forze politiche capaci di invertire la deriva economica e sociale, e mi sembra chiaro il progetto di continuare a smantellare il Welfare a favore delle lobbies finanziarie, bancarie, assicurative e pseudo cooperative».

Sandro Di Macco, constata invece «che chi vota No spiega nel merito la propria scelta mentre chi vota sì ripete quanto ripetono a memoria il giovanotto e la Maria Elena Boschi senza entrare nel merito. Oggi poi il líder máximo ha detto che chi è contro il sistema voterà Sì. Infatti Briatore, Confalonieri, Marchionne, Rondolino, Velardi e il super filosofo Cacciari sono no global e frequentano da parecchio i pericolosi centri sociali, accompagnati da Re Giorgio. Solo questa ennesima sciocchezza dovrebbe far votare tutti per il No».