giovedì 8 dicembre 2016

“Al Museo Egizio alcuni resti di Nefertari”: l’annuncio di un gruppo di archeologi e pubblicato dalla rivista «Plos One»

La Stampa
emanuela minucci

Per identificare i resti della moglie preferita del faraone Ramses II sono state fatte analisi chimiche, antropologiche, genetiche e datazione al radiocarbonio. Ma il Dna è perduto



La certezza non c’è, oppure c’è sempre stata. Anche perché il Dna non sarà mai recuperabile. Secondo gli autori dell’articolo apparso sulla rivista scientifica «Plos One», sarebbero della regina Nefertari, moglie favorita del faraone Ramses II, le gambe mummificate custodite al Museo Egizio di Torino. L’attribuzione sarebbe certa al 75%. «La ricerca multidisciplinare - spiegano gli autori, tra cui Raffaella Bianucci, ricercatrice nel dipartimento di Medicina Legale dell’Università di Torino - è la prima mai eseguita su questi resti. I risultati sono tutti fortemente a favore dell’identificazione dei resti come appartenuti a Nefertari, anche se altre spiegazioni, meno probabili, sono oggetto di discussione».

La replica del Museo Egizio arriva dal ricercatore Federico Poole che ha seguito mesi fa gli scienziati durante i loro esami sui reperti: radiografie, datazione con il radiocarbonio 14, misurazioni comparative: «Tutto quello che possiamo dire è che non sono emersi fatti e scoperte in contrasto con l’attribuzione di questi reperti alla Regina Nefertari: si tratta di un esame che non avvalora al 100 per cento l’attribuzione, ma ha scoperto ulteriori dettagli che vanno in quel senso. Va detto però che la certezza definitiva non ci sarà mai, anche se questi resti arrivano direttamente dalla tomba di Nefertari».

UNA DONNA ALTA UN METRO E 65
Secondo lo studio «le gambe appartengono ad una donna, un individuo pienamente adulto, di circa 40 anni e di altezza di un metro e 65 centimetri» ed «i materiali usati per l’imbalsamazione sono corrispondenti con le tradizioni di mummificazione del periodo» di Ramses II. «È un’ipotesi scientifica - si sottolinea - che si basa sulla presenza di oggetti che portano il nome di Nefertari, oltre a caratteristiche anatomo patologiche di queste gambe che sembrano portare verso questa identificazione».

La tomba di Nefertari venne scoperta nel 1904 dall’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli; l’ultima dimora della regina fu saccheggiata nell’antichità ma comunque molti oggetti di rilievo storico furono rinvenuti. «Fra questi oggetti - si legge nell’abstract dello studio pubblicato- c’erano due gambe mummificate, che furono portate la Museo Egizio di Torino e vennero da allora considerate come i resti della regina, pur non essendo mai analizzate scientificamente».

I risultati delle analisi ora eseguite, che includono la datazione tramite carbonio-14, esami antropologici, di paleopatologia, genetica, chimica ed egittologia, «concorrono tutti fortemente in favore dell’identificazione dei resti come di quelli di Nefertari, sebbene altre spiegazioni, comunque meno probabili, siano state prese in considerazione e valutate». I materiali usati per l’imbalsamazione coincidono con quelli usati nella tradizionale mummificazione del periodo ramesside», si legge ancora nell’abstract. Le conclusioni dello studio affermano infine che «lo scenario più probabile è che le ginocchia mummificate» prese in esame «appartengano effettivamente alla regina Nefertari». Tuttavia, avverte ancora lo studio, «sebbene questa identificazione sia altamente probabile, non esiste alcuna certezza».