venerdì 23 dicembre 2016

Adriano Celentano: così mi innamorai di Amatrice

La Stampa
adriano celentano



Oggi parlare di Amatrice, quella che ho conosciuto io ai tempi di Serafino, è un colpo al cuore perché non c’è più, così come non ci saranno più tanti paesani che allora ci accolsero con grande amore e generosità, facendoci sentire a nostro agio come solo le persone semplici e oneste sanno fare. Ricordo l’arrivo ad Amatrice per girare Serafino, mi aspettava Pietro Germi, il regista, e tutta la troupe. Era sera ed ero triste perché improvvisamente mi trovai in un luogo senza le luci sfavillanti della mia città, Milano.

«Solo» le stelle e la luna a illuminare i prati e le case, con le loro luci fievoli come si usa fare nei paesi, e il fuoco dei camini a riscaldare le abitazioni e le persone. Ero triste e volevo tornare a Milano. Germi, che aveva capito cosa mi stava frullando per la testa, mi venne incontro, calmo con il sigaro in bocca, in silenzio. Mi fissava e mi disse: «Prendiamo una cioccolata calda?». «No, Pietro. Voglio tornare a casa», gli risposi con l’angoscia di quella apparente solitudine che mi attanagliava lo stomaco. «Claudia è incinta e voglio stare con lei».


 Germi mi guardò e, mentendo, disse: «Anche a me sta capitando la stessa cosa. Rimani fino a domattina e, se ti sentirai ancora così, non ti preoccupare, tornerai a Milano». Rassicurato da tanta saggezza e non sentendomi più costretto a restare, mi rilassai un pochino. All’improvviso arrivò una signora, grassottella e allegra, la padrona di quell’albergo che oggi non c’è più e mi abbracciò, baciandomi la guancia. «Adrianooo! Che bello averti qui! Ma lo sai che mio figlio l’ho chiamato come te? Tutti noi di famiglia siamo tuoi fan. Questa è la storia di uno di noi… non mi sembra vero averti qui… domani ti preparo una amatriciana fantastica! E poi l’abbacchio con le patate al forno... ti piace?».

Mi sorprese il modo di fare di quella famiglia, briosa e vivace. Al mattino, aprendo le finestre, mi trovai di fronte a un panorama meraviglioso. Il sole illuminava la mia stanza e tutto intorno a me brillava per la bellezza dei luoghi. Alberi e prati sconfinati e il paese… stupendo. La gente di Amatrice, fantastica. Ospitale, vera, sincera, semplicemente reale! D’incanto scomparve l’angoscia della notte precedente e vissi durante le riprese di Serafino con gli abitanti di Amatrice un periodo sereno e antico che non ho mai dimenticato. Oggi, dopo il disastroso terremoto e le persone che non ci sono più anche a causa di chi non fa nulla per proteggere il proprio popolo e il nostro meraviglioso territorio, mi viene la voglia di diventare presidente del Consiglio ma poi subito dopo penso che no, non sarei adatto.