martedì 29 novembre 2016

Sulle Alpi Apuane, lassù dove combatterono i soldati brasiliani

La Stampa
ettore pettinaroli

Cosa ci fanno quelle scritte in portoghese su un cartello indicatore verde-oro, come la bandiera del Brasile? Sotto i nostri piedi, un migliaio di metri più in basso c’è la piana di Camaiore, in provincia di Lucca, Toscana, Italia. Non Rio de Janeiro. Eppure “Saudade”, una, due, tre volte. I segnavia del CAI accanto a quelli dalle tinte carioca. Il mistero si svela solo in vetta, dove una scritta racconta di un battaglione di soldati brasiliani schierati quassù durante la Seconda Guerra mondiale a difesa di Camaiore e della Versilia.



Il Monte Prana (1.220 m), è la più meridionale delle cime delle Alpi Apuane ed è anche una tra le più panoramiche, sospesa com’è tra il mar Tirreno, la Garfagnana e la Versilia. Si raggiunge in poco più di due ore da Casoli (403 m) — percorrendo il sentiero n. 2 e successivamente il n. 112 — ed è dunque una meta perfetta per una camminata autunnale non troppo impegnativa e di grande soddisfazione. Da lassù lo sguardo spazia anche su gran parte delle Apuane meridionali che si susseguono a perdita d’occhio tra valloni ammantati dal rosso delle foglie di faggi e castagni e cime a volte svettanti, più spesso dai morbidi profili che chiedono solo di essere raggiunte dagli appassionati trekker. Che, da queste parti sono numerosi e favoriti da una fitta rete di sentieri ben segnalati.



Come resistere, per esempio, al richiamo del Monte Forato (1209 m), così chiamato per il grande arco di roccia (il “foro”, appunto) appena sotto la vetta e visibile anche da lontano. Per arrivarci si cammina, anche in questo caso, per un paio d’ore risalendo il sentiero n.12 dal paese di Cardoso (278 m). Il selfie sotto l’Arco di calcare con sullo sfondo il Tirreno è obbligatorio, mentre è riservata solo a chi non soffre di vertigini la “passeggiata” sul tetto del foro. 



Classica meta delle camminate Apuane è il Rifugio Forte dei Marmi, che compare all’improvviso dal bosco ai piedi delle pareti strapiombanti del Monte Nona. In questo periodo dell’anno è aperto solo nei fine settimana ed è sempre molto frequentato, anche per la relativa comodità dell’accesso. Basta infatti meno di un’ora di marcia da Pomezzana lungo il sentiero n. 106 e poco di più se ci si incammina da Stazzema (sentiero n.5) per godersi un pranzo a base di sostanziose specialità lucchesi in un contesto naturale di grande suggestione. Senza dimenticare il fascino di borghi senza tempo come Pomezzana e Stazzema, con i loro stretti vicoli, le case in pietra, le fontane, le chiese monumentali. Magnifici e silenziosi, non sono mai stati abbandonati e trasmettono una sensazione di pace e benessere insospettabile a poche decine di minuti d’auto dalle frenetiche coste versiliesi.



Ed è un altro borgo incantato il punto di partenza per l’ascesa alla regina delle Apuane, la Pania della Croce (1.859 m). Pruno (447 m.) compare all’improvviso tra la vegetazione, in tutta la sua severa bellezza: una Pieve romanica del XIII secolo, un grappolo di case ben ristrutturate, un paio di ristoranti, un Ostello, un B&B. La salita è lunga, richiede buone gambe e capacità di interpretare l’evoluzione del meteo, qui particolarmente ballerino. Il sentiero n. 122 sale fino al Passo dell’Alpino e a Foce Mosceta (1.170 m), nei cui pressi si trova l’accogliente Rifugio Del Freo, anch’esso aperto solo nei weekend. Da qui si prende a destra il sentiero n. 126 che risale il pendio ormai completamente privo di alberi e raggiunge la cima (4 ore da Pruno). Soddisfazione. Clic a raffica. Spettacolo. Come sempre nelle Apuane.