venerdì 25 novembre 2016

Spacciatore di merende

La Stampa
massimo gramellini

Per capire l’aria di rivolta che si respira in giro, l’adolescente di Moncalieri punito dalla scuola perché vendeva merendine è già un eroe nazionale. Le notizie che lo riguardano sono tra le più condivise sul web e la sua storia di intraprendenza al di fuori delle regole, lungi dallo scandalizzare, affascina. Anche me. Di lui colpisce la capacità di mettersi nei panni degli altri per coglierne i bisogni e trasformarli in affari. Quanti manager strapagati la possiedono ancora? 

Ai vertici di troppe aziende pascolano individui che se ne infischiano dei clienti e pensano solo a fare carriera con le pubbliche relazioni. I veri affossatori del capitalismo sono loro. Il giovane Antonio osserva gli snack nelle macchinette della scuola e si accorge che costano il quintuplo rispetto al supermercato. Allora va a fare la spesa, riempie lo zaino di merendine e le rivende ai compagni a un prezzo lievemente superiore, ma pur sempre conveniente. L’abicì del commerciante di razza.

Di lui piace la diversità che lo rende inviso al sistema, messo in crisi dal suo spirito di iniziativa. E il sistema reagisce, normalizzando il diverso in nome delle regole. Quelle stesse regole che i conformisti possono invece violare ogni volta che vogliono. Antonio dice: puniscono me e non il pusher che nello stesso corridoio smercia la droga. Per fortuna nel sistema c’è una crepa: un preside intelligente. Ribalta la decisione dei sottoposti di sospendere lo spacciatore di merendine e propone di affidargli un progetto imprenditoriale. Applausi (e tasse, ma in modica quantità).