martedì 29 novembre 2016

Rinvio a giudizio per cinque poliziotti: in servizio usavano attrezzature “truccate”

La Stampa
edoardo izzo

Un’azione che mirava a mettere in cattiva luce gli altri dirigenti della Polizia



Ricorrevano a caschi e giubbotti antiproiettile «truccati» per mettere in cattiva luce alti dirigenti della Polizia di Stato. Con questa accusa il gip del tribunale di Roma ha rinviato a giudizio un dirigente del sindacato Sap, e altri quattro agenti, sospettati di aver utilizzato equipaggiamenti ormai non utilizzati da anni, per sostenere la tesi che i caschi e i giubbotti antiproiettile in dotazione agli agenti sono pericolosi e non garantiscono la sicurezza.

A inchiodare i poliziotti è un video girato dai loro colleghi della Digos dove si vedrebbe un agente abbandonare il servizio per prendere due caschi e altri equipaggiamenti di lavoro (giubbotti antiproiettile e M12) non più in dotazione, prelevandoli da un armadio blindato di cui aveva le chiavi. Le accuse del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto procuratore Stefano Rocco Fava sono interruzione di pubblico servizio, pubblicazione di notizie esagerate false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, abbandono di posto di servizio.

«Il fatto risale al 24 novembre 2015, quando, durante un servizio giornalistico andato in onda a Ballarò, su Raitre, è stato intervistato un poliziotto in divisa, con il volto oscurato, che ha parlato della «pericolosità del materiale in dotazione al personale impegnato nelle attività di controllo del territorio». Lo stesso agente ha sottolineato che «i giubbetti antiproiettile risultano inadeguati a proteggere l’operatore di polizia in caso di conflitti a fuoco con l’utilizzo di armi con calibro superiore al 357 magnum, mostrando poi a giornalisti e operatori tv alcuni caschi u-bot in pessimo stato di conservazione e una pistola mitragliatrice, modello PM-12, con anno di fabbricazione 1978».