domenica 27 novembre 2016

Quanto costano e come rendono le grandi fiction Rai e Sky: dai “Medici” a “The young pope”

La Stampa
paolo festuccia

La riscossa della fiction: alle donne «Che Dio ci aiuti», agli uomini «Don Matteo»



Sono tante e sempre di più. Attraversano generi e pubblici diversi. Costano molto ma rendono tanto. La fiction italiana è tornata di gran moda. Dall’autunno 2015 alla primavera del 2016 sono state trasmesse in prime time ben 22 serie televisive con un ascolto medio di circa 4 milioni e mezzo di share. Fuori dal computo, ovviamente, il successo dei «Medici» targato dal Lux Vide e «The Young Pope» di Sky. Ma al di là di queste ultime due produzioni internazionali il racconto italiano - come pure ha sottolineato recentemente il più importante giornale economico francese Les Echos - sta vivendo una grandissima stagione: in Italia ma soprattutto anche all’estero. Del resto basta citare i grandi successi di Gomorra e The Young Pope per scommettere che anche la saga dei «Medici» della Lux venduta già in mezzo mondo farà altrettanto.



Ma perché la fiction è tornata così al centro dei palinsesti televisivi?

Innanzitutto - come sostengono autorevoli studi - il vantaggio di investire in fiction è giustificato da un lato dalle aspettative di audience della prima visione e dall’altro dall’elevata replicabilità e sfruttamento del prodotto. Se a questo si aggiunge che il valore medio stimato di costo è di circa 620 mila euro l’ora, allora,si comprendo anche meglio l’attenzione che i grandi network televisivi riversano sul seriale. Un seriale di qualità - come alcuni prodotti della Rai e di Mediaset - ma anche un seriale molto internazionale come ha dimostrato di saper fare Sky a cominciare da «Romanzo Criminale», passando per «Gomorra» fino ad arrivare all’ultimo lavoro di Sorrentino sul Papa. Ma c’è anche un altro tema che ha portato alla riscoperta della fiction: l’assenza dei grandi format di intrattenimento. I tempi del boom di reality come «Il Grande fratello» sono lontani e così i grandi broadcaster internazionali non trovando sul mercato format innovativi e vincenti scommettono sempre di più sulla serialità che ha il vantaggio di essere commercializzabile ed esportabile.



I maggiori successi nella Tv generalista

In cima alla piramide c’è Don Matteo (13 serate con oltre 7 milioni e mezzo di spettatori, 29,4 % di share) prodotto dalla Lux del compianto Ettore Bernabei così come «Non dirlo al mio capo» che con oltre 6milioni di share medio si piazza al secondo posto; al terzo «Il commissario Montalbano» prodotto dalla Palomar con il 22,5% di share. Fuori dal pacchetto (perché è stata trasmessa lo scorso ottobre) c’è la fiction dei «Medici» con oltre il 27% di share. Un successo di poco inferiore alla partita Italia-Spagna (31% di share) valevole per la qualificazione ai mondiali di calcio.



Chi guarda le fiction

Al di là dei numeri quello che maggiormente colpisce del racconto italiano è la capacità di attraversare pubblici e generi diversi e fasce di età disomogenee. Un prodotto, insomma, che unisce e che è trasversale su tutte le piattaforme televisive italiane: dalla generalista alla pay passando per il web. E così, se le donne che guardano «Che Dio ci aiuti» (sempre Lux Vide 32,8% di share) il 25,1% degli uomini segue Don Matteo mentre il 42,1% dei giovani di età compresa tra i 12 anni e i 17 guarda «Braccialetti rossi» che è anche la serie con l’età media più bassa, 49 anni. Anche sul fronte Mediaset gusti e generi si intrecciano : gli uomini preferiscono «Squadra antimafia», le donne «L’onore e il rispetto».



Quanto costano e come rendono

Dati alla mano le fiction Rai che ha ottenuto un maggior numero di spettatori (Amr) rispetto ai costi sostenuti per serata è «Che Dio ci aiuti 3», seguita dal «Paradiso delle signore», «Don Matteo», «Un passo dal cielo», «Braccialetti rossi» e il «Giovane Montalbano». Queste produzioni messe insieme valgono circa 63milioni di euro per 55 puntate da 100minuti. Il costo di ognuna oscilla dai 450mila euro l’ora ai 675mila euro di Montalbano. Un dato che rapportano in minuti varia dai 9mila euro a puntata sino ai 13mial 500 euro.



Minor costo per punto di share

Anche in questo caso la fiction (ultimi dati disponibili) con minor costo per punto di share è «Che Dio ci aiuti 3» (39,9mila euro). Poi «Il paradiso delle signore» (42.234 euro), «Don Matteo 10» (42.574 euro); «Un passo dal cielo» (46.422 euro); «Braccialetti rossi» (50484 euro). Per chiudere con i dati: «Che Dio ci aiuti 3» è anche la fiction con il minor costo per spettatore (0,16 euro). Sul fronte Mediaset la seria di maggior successo di Canale 5 è stata «L’onore e il rispetto» seguite da «Squadra antimafia». Quest’ultima è stata anche la produzione di Canale 5 con l’età media più bassa, 46b anni, mentre quella con l’età media più alta è stata «Non è stato mio figlio».



Il modello Sky

Non c’è dubbio che il grande salto della fiction italiana arriva con Sky che inizialmente ha educato il suo pubblico al linguaggio delle serie internazionali portando in Italia successi come «Lost», «Desperate Housewives», «The Walking Dead», e poi ha cominciato a produrre localmente storie in linea con quel linguaggio capaci di essere «esportate» e «vendute» all’estero. L’esempio più eclatante di questa nuova visione è proprio «The young pope», con un budget di produzione che supera i 40milioni di euro di cui oltre 30 di arrivano dalla partecipazione di partner internazionali. Una vera novità se si tiene conto che prima di oggi la maggior parte degli sceneggiati italiani raccontavano solo storie italiane per la tv italiana.

Ora con Sky, nei fatti, il racconto italiano diventa un vero modello di esportazione. Un modello capace di attrarre investimenti e risorse grazie anche alle opportunità offerte dalla nuova legge cinema appena varata del governo che estende il tax credit anche alle serie tv, sostenendo storie universali come «The young pope» che convincono anche il pubblico italiano, la serie infatti si è chiusa con una media di 1milione e mezzo di spettatori a puntata, ovvero quattro volte di più della mitica «house of cards» di Kevin Spacey.

*Tutti i dati e le analisi sono di Barometro