sabato 26 novembre 2016

Palombella rozza

La Stampa
massimo gramellini

Per assistere alla versione restaurata di «Palombella Rossa», ma soprattutto per incontrare il loro idolo Nanni Moretti, centinaia di spettatori del Torino Film Festival hanno comprato un biglietto e fatto la coda sotto la pioggia battente. Moretti si è presentato in sala, dicono che abbia masticato svogliatamente quattro frasi di rito, e si è seduto in prima fila, dando appuntamento al termine della proiezione. Dopo pochi minuti ha lasciato il cinema di soppiatto e, quando si sono riaccese le luci, i fan hanno trovato la sedia vuota, rimanendoci male. «Il dibattito no» è una sua battuta. «Il rispetto del pubblico sì» fatica a diventare una sua pratica. 

Ne abbiamo le palombelle piene di certi geni fin troppo compresi che non amano mescolarsi con le persone a cui devono fama e benessere. Ho visto star internazionali come Mika firmare autografi sotto il temporale per non scontentare un ragazzino venuto da lontano. L’artista può decidere di vivere asserragliato in una torre eburnea e di non avere rapporti con i fruitori del suo talento. Però nel momento in cui scende dalla torre non può sottrarsi al loro abbraccio. Moretti è libero di detestare i giornalisti, ma non sa cosa si perde a ignorare gli ammiratori. Se comunque non li riteneva degni della sua attenzione, poteva risparmiarsi il viaggio, evitando di illuderli. Mi si nota di più se vengo o se non vengo? Finalmente abbiamo la risposta: ti si ama di più se la prossima volta te ne rimani a casa.