giovedì 24 novembre 2016

Orologiaio, mestiere d’arte

La Stampa

Ogni strumento del tempo nasce grazie a innumerevoli competenze, oggi il meglio dell’industria di settore è erede dello storico “savoir-faire” di antiche generazioni di fabbri, meccanici, studiosi e artigiani



Quel rinascimento dell’orologeria di qualità, quindi rigorosamente meccanica e con alti contenuti estetici, datato anni ’80 e di cui ancora oggi appassionati, collezionisti, addetti ai lavori e semplici cultori degli oggetti “belli e ben fatti” ne godono i frutti, è raccontata per sommi capi nelle prime pagine che seguono. A chi ha interesse per gli strumenti del tempo, non sfugge la complessità che sta dietro alla costruzione di un orologio e il fatto che chi opera

in questo settore, si applica ad un’attività che è sicuramente al vertice dei così detti “mestieri d’arte”. Certo, esiste anche la produzione industriale, che peraltro rappresenta dalla seconda metà dell’800 un passaggio fondamentale per l’intera storia della misurazione del tempo, ma accanto a questa persiste un modo di pensare e realizzare gli orologi che è praticamente identico a quello dei secoli passati. 

Quel rinascimento cui si accennava arrivò come reazione all’avvento dell’elettronica degli anni ’70, che se da un lato aveva prodotto lancette a buon mercato e di strabiliante precisione, dall’altro aveva svuotato l’oggetto-orologio di quell’emozionalità che lo aveva accompagnato per secoli, basando molto del suo fascino proprio sui progetti meccanici ed estetici – imprescindibili uno dall’altro - e sull’abilità di chi li concepisce ed esegue.

Lavorare su congegni e stile, perché un orologio è essenzialmente oggetto funzionante ed espressione del gusto, rientra nella categoria – e ai massimi livelli – dei mestieri d’arte (ottima la documentazione sul tema scritta da Dominique Fléchon per conto della Fondazione Cologni delle Arti e dei Mestieri). E’ la storia stessa a dimostrarlo, raccontando che nel corso dei secoli l’orologiaio da indistinto fabbro-ferraio capace di forgiare qualsivoglia oggetto in metallo, dai rotismi grandi e piccoli delle macchine del tempo ai congegni di armi e serrature,

diventa meccanico e poi artigiano, riunendo su di sé o nel proprio laboratorio decine di altri mestieri che riguardavano la lavorazione delle casse, la decorazione, l’oreficeria e non ultimi, gli studi di matematica e astronomia necessari per la rappresentazione e la visualizzazione dello scorrere del tempo. Ed è bello scoprire che anche oggi, sia pur nell’utilizzo di materiali sempre più innovativi, di computer e di macchinari a controllo numerico, l’orologeria ben fatta e di qualità è un continuo ritorno alle origini.