venerdì 25 novembre 2016

Non me lo dire

La Stampa
massimo gramellini

I giornali sono pieni di faccette e faccioni di vip che muoiono dalla voglia di rivelarci cosa voteranno al referendum: sì, no, boh. Cantautori sinistri, ali destre, soubrette maldestre e chi più ne ha più ne ometta. Ad animare queste prese di posizione fondamentali per il destino della patria non è il senso civico, ma l’ego arroventato. Dimmi per chi voti e ti dirò chi sei: uno che fa parte del giro giusto, influenza le masse, sposta gli indecisi… Ma quando mai? La lezione americana è già stata dimenticata. Lì, se si esclude il pistolero silenzioso Clint Eastwood, l’intera fabbrica dei sogni aveva gorgheggiato il suo amore per Hillary. La popstar in disarmo Madonna si era spinta a promettere una ricompensa speciale agli elettori maschi che avessero sterzato verso la Clinton. Non è servito. Anzi, qualcuno ha votato Trump con più gusto ancora. 

Tranne sparute eccezioni (in Italia: Alex Zanardi, forse Fiorello e Vasco Rossi) ai volti noti dello sport e dello spettacolo non si riconosce più titolo alcuno per rappresentare qualcosa oltre se stessi. Il disgusto per l’élite si è esteso anche a loro, percepiti come parte di quel mondo di privilegiati che la rabbia degli esclusi vorrebbe abbattere. Ai politici serve un aggiornamento dei testimonial. «Per un vero cambio di stagione, il contadino Bepi vota Sì». «Dopo averne ricevuti tanti in faccia, la disoccupata Marta urla il suo No». Tra tutti quelli interpellati, l’unico vip da cui mi sono sentito rappresentato è il portierone mondiale Dino Zoff: «Non vi dirò per chi voto». Posso votare per lui?