mercoledì 30 novembre 2016

Non ho l’età

La Stampa
massimo gramellini

A ottobre una signora bresciana di ottantasette anni, il cui nome non era stato diffuso per ragioni di opportunità, aveva indignato e commosso l’Italia. «Vivo da sola e di notte non chiudo la porta di casa» - aveva raccontato - «per paura che, se mi succede qualcosa, i medici non riescano a entrare. Ma una notte a entrare è stato lui, il romeno che abita al piano di sopra. Un vicino rumoroso e spesso sbronzo. Ha trentadue anni, potrebbe essere mio nipote. Si è infilato nel letto, si è divertito parecchio. E prima di andarsene, mi ha minacciato con un coltello: se parli, ti ammazzo». 

La signora aveva parlato lo stesso. E il romeno era finito in carcere, sbandierando un’innocenza a cui non credeva nessuno. Troppi i tabù in gioco: il corpo fragile e indifeso di una donna anziana violato da un giovane perverso e per di più straniero. Le richieste di castrazione chimica si erano ancora una volta sprecate e il destino dell’accusato era rimasto appeso all’esame delle tracce organiche ritrovate sugli indumenti intimi della vittima. Ora l’esame del Dna ha scagionato il romeno completamente.

Non solo. Ha rivelato che le tracce organiche appartengono a un altro vicino di casa, sposato e sessantanovenne, il quale ha confermato l’esistenza di una tresca con la signora di diciotto anni più vecchia. Si potrebbero dire moltissime cose, alcune delle quali abbastanza tristi, ma preferisco concentrarmi sull’unico aspetto della vicenda che mi regala qualche speranza per il futuro: in questo mondo a scoppio ritardato, a 69 anni si può ancora diventare un toy-boy.