mercoledì 30 novembre 2016

Non è un miraggio: c'è una mano che affiora della sabbie del deserto di Atacama, in Cile

La Stampa
noemi penna


 Un'enorme mano affiora dal deserto di Atacama, in Cile, come in una disperata richiesta di aiuto inascoltata. Non è un miraggio: dalla sabbia emerge realmente da quasi venticinque anni - è stata creata nel marzo del 1992 - una gigantesca scultura alta undici metri, diventata meta fissa per tutti coloro che vanno in visita in uno dei luoghi più aridi del mondo, 50 volte più della Death Valley californiania (che già dal nome, Valle della morte, fa capire di non essere un posto così florido).



In questa parte del mondo la nascita di qualsiasi forma di vita è pressoché impossibile. Quale luogo migliore per una rappresentazione artistica di solitudine e abbandono? Questo pezzo d’arte ribattezzato «Mano del Desierto» è stato infatti creato dallo scultore cileno Mario Irarrázabal in onore delle vittime di ingiustizie e torture durante il regime militare in Cile.



L'insolita opera si trova a 75 chilometri a sud della città di Antofagasta e a 350 metri dalla Route 5, che attraversa l’altopiano di Atacama. Irarrázabal è stato allievo dello scultore tedesco Otto Waldemar a Berlino Ovest. E nella sua carriera ha realizzato diverse sculture simili, sempre gigantesche, in mostra in località di tutto il mondo, dalla «Hombre Emergiendo a la vida» di Brava Beach, in Uruguay, alla mano che esce dal terreno del Juan Carlos Park di Madrid, in Spagna. 



Purtroppo la «Mano del Desierto» è continuamente preso di mira dai writers, che la ricoprono con i loro graffiti o semplicemente con firme o disegni vari. Per questo la scultura viene spesso ripulita per essere riportata alla sua colorazione originale, perfettamente mimetizzata nel paesaggio desertico.