lunedì 28 novembre 2016

Le rivelazioni dei dossier russi su Castro: “Vuole una guerra nucleare, Fidel è un pazzo”

La Stampa
lucia sgueglia

Cosa emerge dalle carte desecretate dal Politburo



«Un amico sincero della Russia», la sua Cuba «libera e indipendente» un «esempio di ispirazione per molti Paesi»: così Putin ha omaggiato il leader della rivoluzione cubana, da decenni alleato di Mosca. Una leggenda per generazioni di sovietici il comandante che portò la rivoluzione alle porte dell’America, dai versi di Evtushenko alla canzone «Cuba, amore mio!». Alimentato dal primo viaggio di Castro nell’Urss nel 1963 che durò un mese, circondato da folle. 

Ma Fidel non diventò subito il «migliore amico»: la storia dei rapporti, basata sulle garanzie delle esigenze di sicurezza di Cuba verso gli Usa, fu minata da screzi e diffidenze. Lo rivelano alcuni documenti desecretati del Politburo e scoperti dal quotidiano «Kommersant». Castro avrebbe cercato di spingere Mosca verso un conflitto militare con gli Usa, in barba alla deterrenza che garantiva l’equilibrio nella Guerra fredda.

Il 26 ottobre 1962, culmine della crisi dei missili, Kruscev al suo cerchio più stretto: «Una persona incredibile Castro, ieri ci ha inviato una proposta per iniziare una guerra nucleare. Non è messo bene. Che a novembre a Cuba ci sarà un’invasione... Cos’è? Pazzia o mancanza di cervello? Per noi questa operazione è terminata, ha raggiunto l’obiettivo prefissato, abbiamo strappato agli americani la promessa che non invaderanno e terranno a bada altri dall’invasione di Cuba». Nikita decise senza consultare Castro. 

Il supporto economico-militare sovietico garantiva la sopravvivenza all’isola della Libertà. In cambio dello zucchero cubano. Ma Castro era insoddisfatto: uno scandalo esplose dopo il viaggio a Cuba del giornalista Usa Herbert Matthews nel 1967, che scrisse le parole del líder: «I Paesi comunisti come la Russia stanno diventando sempre più capitalisti, sempre più basati su stimoli materiali». I dirigenti sovietici confusi lo condannarono come «propaganda imperialista ostile».

Più comunista dei sovietici, si sentiva Fidel nella via tutta per il socialismo, diversa dalla variante est-europea. Orgoglioso di una Cuba che non aveva mai conosciuto uno Stalin, ribatté nell’89 a Gorbaciov che voleva convertirlo alla perestrojka: «Se io sono Stalin, allora i miei nemici sono in ottima salute».

Mosca inizialmente lo sottovalutò. Cercarono di consigliarlo su quando e dove viaggiare per il mondo, quanto assentarsi da Cuba. Lo ritenevano ingenuo. Castro vuole recarsi a Mosca già nel 1960, il Cremlino gli chiede di rinviare. 1964, Ernesto Che Guevara: «Per noi non è un segreto che in Urss ci sono persone che non mostrano entusiasmo per la rivoluzione cubana, perché oltre al peso economico Cuba è un potenziale focolaio di guerra termonucleare globale». Breznev aspettò il ’74 prima di visitare Cuba. Col crollo dell’Urss Mosca smette di fornire aiuti e chiede la restituzione del vecchio debito di 20 miliardi di dollari.

È Putin a condonarlo al 90% nel 2014, volando da Fidel dopo l’annessione della Crimea. E ora vorrebbe riaprire la base militare russa di Lourdes, chiusa nel 2001.