martedì 29 novembre 2016

La California abbandonerà gli Usa?

Andrea Indiano

La California come la Padania? Sembrerebbe di sì, a giudicare dal crescente sostegno dei cittadini dello stato di San Francisco per un’eventuale secessione dagli USA. L’elezione di Trump è stata accolta con stupore ovunque, ma l’apice dello shock si è raggiunto sicuramente a Los Angeles e dintorni.

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Da qualche decennio a questa parte, la California rappresenta la versione più liberale e socialmente all’avanguardia degli Stati Uniti, tanto che il suo soprannome “West Coast” viene spesso adattato in “Left Coast”, ovvero costa della sinistra, intesa come idea politica.

Proprio per questa storia recente, la presidenza di un personaggio come Donald Trump, repubblicano e conservatore, rappresenta un vero incubo da queste parti. Dopo il voto dell’8 novembre, la campagna per la separazione ufficiale da Washington ha trovato maggiore appoggio fra la gente comune e quella che qualche mese era cominciata come una sorta di boutade, è diventata ora un traguardo ambito da molti californiani.

“Questo è il momento di agire, perchè adesso l’attenzione è molto alta su questo problema – ha detto Marcus Evans, a capo della campagna Yes California che vuole l’indipendenza dello stato sull’Atlantico – cominceremo presto a raccogliere le firme per poter ottenere un referendum”. Per portare avanti l’idea, che è già stata ribattezzata Calexit, Evans e soci dovranno raccogliere almeno 500mila firme. Se ci riusciranno, potranno presentare un’istanza al governo che potrebbe avallare il referendum, non prima del 2019.

Il compito non è facile, dato che per ora Yes California può contare su solo 13mila iscritti. In caso di vittoria però, è già tutto pronto: il parlamento verrebbe mantenuto a Sacramento, che è già la capitale del paese, e la nuova nazione verrebbe divisa in sei stati, dal settentrionale Jefferson fino al South California con San Diego. A prescindere dalle questioni burocratiche, il campo in cui i californiani possono guardare gli altri americani dall’alto in basso è quello dell’economia.

L’industria del cinema di Hollywood e quella della tecnologica della Silicon Valley sono gli esempi più famosi, ma non va dimenticato che la California produce la maggior parte dell’agricoltura americana. Arance, olive, grano e altri prodotti fanno entrare nelle casse locali ben 40 miliardi di dollari all’anno che uniti agli altri guadagni arrivati da fabbriche, compagnie tech e turismo hanno fatto aumentare gli introiti del 3.29% rispetto all’anno passato, una crescita economica maggiore di quella della Germania e Giappone. Infine, la differenza maggiore con gli altri stati degli USA, è soprattutto ideologica.

La California è multietnica e progressista: la marijuana è già disponibile a livello medico e sarà presto acquistabile da chiunque, le unioni omosessuali sono legali da anni, il riscaldamento globale è combattuto in ogni modo e qui è nata la famosa questione dei bagni per transessuali, che ha fatto togliere le insegne per uomini e donne in molte toilette di Los Angeles. Tutti questi argomenti spaventano Trump e i suoi elettori, che vogliono un ritorno all’America degli anni ’70 e ’80 quando tutto funzionava bene e non c’erano problemi di sorta. La differenza rispetto all’idea di futuro che ha la California è ora più grande che mai e non è un caso se, ancora prima della Clinton, nella West Coast il candidato ideale era Bernie Sanders, che dopo la vittoria di Trump sta trovando un rinnovato interesse per le sue idee progressiste in vista di un’eventuale secessione.

Pick-up contro auto che si guidano da sole, bistecca contro cibo vegan: la lotta fra Washington e Los Angeles potrebbe essere più vera che mai e chissà che nel 2019 le stelle sulla bandiera americana non diventino 49.