lunedì 24 ottobre 2016

Viaggio nella medicina dei campi di sterminio

La Stampa
ariela piattelli

Dall’8 al 10 novembre 50 medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e dell’Ospedale Israelitico di Roma parteciperanno al primo tour della memoria dedicato al tema


Lo staff medico del prof. Clauberg (a sinistra) nella sala operatoria all’interno del blocco 10 di Auschwitz I
(Main Commission for the Investigation of Nazi War Crimes, Varsavia)


Cosa avviene quando la scienza, la cura, si trasforma in odio? Nella macchina della morte dei campi di sterminio nazisti erano i medici a decidere i destini dei deportati, sin dal loro arrivo all’inferno. Con uno sguardo, o un gesto, sulla rampa di Auschwitz - Birkenau, un medico decideva se mandare uomini, donne e bambini nelle baracche o direttamente nelle camere a gas. Dalle selezioni alle terribili sperimentazione e barbarie, la scienza, la medicina ha avuto un ruolo fondamentale. Dall’8 al 10 novembre 50 medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e dell’Ospedale Israelitico di Roma parteciperanno al primo viaggio della memoria dedicato al ruolo della medicina nei campi di sterminio.

«I medici scelgono questa loro professione, che è una missione per guarire ed essere dalla parte della vita - ha detto il Presidente dell’Ospedale Bambino Gesu’ Mariella Enoc -. Quelli che hanno lavorato nei campi di sterminio hanno scelto di stare nella parte della morte. È un tema fortissimo, in un’epoca in cui si fanno le guerre in nome delle religioni è sempre più importante sapere da che parte stare». L’uso della medicina come strumento di razzismo e sterminio fu diffuso anche in Italia, molti “dottori” collaborarono per giustificare, su base genetica, le leggi razziali. «Per il nazismo l’ebraismo è una malattia – spiega il curatore scientifico della Fondazione Museo della Shoah Marcello Pezzetti - L’unicità della Shoah sta anche in questo. I nazisti parlavano di un corpo sano attaccato da una malattia, ovvero dal “bacillo ebraico”.


Auschwitz I, settembre 1944: festeggiamenti per il nuovo ospedale delle SS. Da sinistra: Richard Baer, Carl Clauberg (medico) e Karl Höcker
(United States Holocaust Memorial Museum, Washington DC)

L’antisemitismo fondato sulla genetica, non è solo affare della Germania ma di tutta Europa. In Germania si trasformò in una dittatura “biopolitica” in cui la medicina divenne un mezzo di distruzione: ad esempio, come “l’eutanasia” o la sterilizzazione di massa coercitiva sulla quale non ci fu una riflessione sui principi ma solo sulla metodologia da applicare, come fosse solo un problema di metodo».

Oggi esistono ancora medicinali che portano il nome dei medici nazisti che li inventarono facendo atroci esperimenti anche sui bambini nell’ospedale di Auschwitz. «Oltre che ad immergerci in modo pervasivo nella storia della Shoah, ci troveremo a porci davanti a domande per nulla scontate sull’etica del nostro mestiere e ruolo – spiega Francesco Gesualdo, giovane pediatra che parteciperà al viaggio - Secondo me oggi non c’è un rischio che si arrivi a tali barbarie, però il nostro è un mestiere dove c’è il rischio di autoassoluzione. E a volte ci poniamo con un atteggiamento di superiorità rispetto ai nostri pazienti. Confrontarsi con un’esperienza così estrema e terribile in cui i valori fondamentali sono stati totalmente negati, ti spinge, da medico, a riflettere nuovamente su quei valori, tra cui l’accoglienza che alla base del nostro mestiere».