martedì 25 ottobre 2016

Viaggio in una cartella Equitalia Cosa cambia con la legge di Bilancio

Corriere della sera
di Andrea Ducci

Tra sanzioni, interessi e costi di commissione già dopo tre anni si paga oltre il 56% in più. Cosa cambia con la le legge di Bilancio e la chiusura della società di riscossione Tra sanzioni e interessi sulle imposte, dopo tre anni si paga già il 56% in più. Che cosa cambia

Una lunga peripezia corredata da interessi, sanzioni e costi di commissione. Il percorso di un’imposta (o di una multa) non pagata è una piccola odissea, al cui termine il contribuente trova cifre lievitate percentualmente anche a tripla cifra. Un Gioco dell’oca, con penalità salate, che la legge di Bilancio dovrebbe semplificare e, soprattutto, rendere meno costoso. L’obiettivo del governo è rottamare le cartelle di Equitalia, archiviando al tempo stesso l’esperienza della società di riscossione guidata da Ernesto Ruffini.

Tutto nasce dall’evidenza di quanto sia oneroso il meccanismo fiscale che può portare, per esempio, un importo di 100 euro di Irpef a crescere di oltre il 56% in caso di mancato versamento per tre anni (vedere la grafica). Interessi di mora che si aggiungono agli interessi, commissioni per il recupero del credito che possono raddoppiare e sanzioni che triplicano sono le regole con cui fare i conti. Ma questo è il caso tipico accanto al quale possono svilupparsi escalation incredibili. Proprio quelle che hanno scatenato le proteste di cittadini, artigiani e piccoli imprenditori. Il decadimento di un piano di rateizzazione, per esempio, può moltiplicare fino a sei volte (600%) l’importo della rata non versata..

Un percorso a tappe
I casi, insomma, sono davvero tanti e diversi tra loro. Tornando a percorsi più tipici. La prima tappa di un’imposta Irpef non pagata è l’avviso bonario, che l’Agenzia delle Entrate invia a casa del contribuente circa un anno dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi. La bonarietà risiede nel fatto che ai 100 euro si aggiungono 10 euro di sanzione (il 10%) e gli interessi (attualmente il Fisco applica il 4%). Ma se il contribuente non paga entro 30 giorni, la sanzione balza al 30%. Il conto aumenta, perciò, a 134 euro. E qui inizia la seconda tappa. A entrare in gioco è Equitalia. L’imposta è iscritta a ruolo. E scatta anche l’aggio, cioè la commissione per la riscossione. Pesa per il 3% se il contribuente paga entro 60 giorni, ma dopo raddoppia al 6%.

In breve, un importo di 134 euro si trasforma in una cartella Equitalia di 143,90 euro (vanno considerati anche 5,88 euro per i diritti di notifica). Due mesi più tardi il conto è già 147,92 euro per effetto del raddoppio dell’aggio. Ipotizzando altri due anni di ritardo del pagamento della cartella, il contribuente dovrà versare anche gli interessi di mora. Tradotto 156,18 euro. Cioè il 56,18% in più in tre anni rispetto ai 100 euro iniziali, o anche il 18,72% di interessi annui. Una corsa mozzafiato che pare arrivata al capolinea. Se il decreto fiscale eliminerà sanzioni e interessi di mora il contribuente titolare dell’ipotetica cartella da 156,18 euro pagherà solo 125,90 euro. Ne dovrà versare 112 se spariranno anche i diritti di notifica e l’aggio.