mercoledì 26 ottobre 2016

“Tu fai più schifo di me”. E la Camera diventa un mercato

La Stampa
mattia feltri

Brunetta: gli stipendi siano uguali al reddito precedente


Oggi è previsto l’arrivo show di Beppe Grillo. La proposta M5S di dimezzare le indennità nasce dai giorni di polemica intorno all’uso disinvolto dei rimborsi da parte di Di Maio

«Tu fai più schifo di me»: ecco l’arma segreta. Non si direbbe un’arma vincente, specie in una pluridecennale fase di discredito della politica. Eppure continua ad andare forte. Ci sono deputati, qui alla Camera, che sembrano le scimmie di 2001 Odissea nello Spazio, brandiscono ossa, se le danno vicendevolmente in testa e poi si battono il petto. L’onorevole Alan Ferrari, del Pd, ha trovato arguto e contundente spulciare nelle rendicontazioni dei cinque stelle, ossia 12 mila euro di taxi qua e quasi 17 mila di trasporti extra di là, a dimostrare l’immoraità dei moralizzatori.

Poi toccherà rispondere alla domandina del grillino Alessandro Di Battista che impegna dieci secondi - mentre gli altri avevano da dipanare architetture logiche per minuti e minuti, e qui tocca segnalare Dore Misuraca del Nuovo centrodestra che, in un discorso della alte proprietà sedative, è riuscito a riproporre la citazione più citata di tutti i tempi, di Pietro Nenni («Nella gara fra i puri trovi sempre uno più puro che ti epura»), e a iscrivere Umberto Terracini al Pd, «se qualcuno non lo ricordasse». Ed è vero, non lo ricordava nessuno, visto che il costituente Terracini è morto nel 1983.

La domandina di Di Battista era la seguente: «Siete d’accordo a dimezzarvi gli stipendi, quindi guadagnare 3 mila euro netti, più spendere tutto quel che dovete spendere per l’attività politica, e restituendo ai cittadini italiani tutto quello che non spendete per la vostra attività politica?». (Subito dopo lo ha ripetuto Luigi Di Maio che evidentemente non si era accordato con Dibba e ha rimediato la figura del bagonghi). Del resto, se il livello del dibattito è questo, tante parole non servono.

Né pare un suggerimento alla riflessione, per tornare al piddino Alan Ferrari, quello a proposito degli emolumenti riservati al sindaco di Roma, la cinque stelle Virginia Raggi, e cioè se i 10 mila euro lordi d’indennità siano «meritati». Nel calcio si dice buttarla in tribuna, a Roma buttarla in caciara, e dunque per una volpe come Renato Brunetta è stato un gioco venirne fuori da gigante, con un discorso quasi sussurrato, saggio, ironico, come non se ne sentivano da un po’.

«È noto come in tutti gli ordinamenti ispirati alla concezione democratica dello Stato sia garantito ai parlamentari, rappresentanti del popolo sovrano, un trattamento economico adeguato ad assicurarne l’indipendenza», ha detto Brunetta, trascurando volutamente che si pensava la questione chiusa da un centinaio d’anni almeno, e prima che arrivassero i nuovi interpreti della virtù.

L’indennità, ha proseguito Brunetta, ha permesso «il superamento del Parlamento degli aristocratici, dei possidenti, dei notabili, e l’ingresso dei ceti popolari». Per cui la faccenda è: un parlamentare non deve arricchirsi, d’accordo, ma deve impoverirsi? Meglio pensare a una legge, ha detto Brunetta, meno marmorea, che sollevi meno sospetti: «Proponiamo di calcolare l’indennità da corrispondere ai deputati e ai senatori sulla base del reddito percepito prima dell’elezione».

L’onorevole che faceva l’operaio continuerà a guadagnare da operaio, chi faceva il professore universitario continuerà a guadagnare da professore universitario, e se arrivano miliardari come l’ottimo Alberto Bombassei, titolare della Freni Brembo, si studierà un tetto. Una proposta forse seria, di sicuro studiatamente comica, e col finale a sorpresa: e chi era disoccupato (molti dei cinque stelle)? «Reddito di cittadinanza», ha detto Brunetta, ed è pure «un’utile sperimentazione di uno strumento che tanto sta a cuore ai nostri amici del Movimento».

E la storia potrebbe chiudersi qui, non fosse che ricomincerà oggi, con tifoserie grilline all’esterno e il gran capo Beppe Grillo in tribuna. È il gioco piccino, e da entrambe le parti, attorno al referendum: chi sostiene che le riforme fanno risparmiare, chi sostiene che bastano due tagli per risparmiare di più. Peccato che ieri in aula ci fossero solo settanta o ottanta parlamentari: il modo migliore per far risplendere la paccottiglia.