mercoledì 12 ottobre 2016

Svelato il mistero di “Jack lo Squartatore”

La Stampa
andrea cionci

“Jack” era un commerciante di Liverpool, James Maybrick. Un libro conferma l’autenticità del diario rinvenuto negli anni ’90 finora considerato falso



Quando, agli inizi degli anni ’90 fu rinvenuto e pubblicato il diario di Jack lo Squartatore, tutti i “ripperologi” (gli studiosi di Jack the Ripper) lo diedero per falso, ma nessuno fu in grado di stabilire come fosse stato falsificato e da chi. Fu Paul H. Feldman, documentarista della BBC, nel suo ponderoso volume del 1998 The Final Chapter, mai giunto in Italia, a descrivere la laboriosa indagine compiuta sul diario, in tre anni, dal suo gruppo di studiosi. Oggi, questo lavoro è tradotto, in forma narrativa, dal romanzo-verità Sinceramente vostro, Jack lo Squartatore, (edizione Aracne). L’autore è il neuropsichiatra e saggista Giuseppe Magnarapa che, già nel ’93, partendo solo dall’analisi psichiatrica dei contenuti del diario, aveva avvalorato, in un articolo scientifico, la tesi della sua autenticità.

“Dalla successiva indagine di Feldman - spiega Magnarapa - emergono una quantità inverosimile di indizi oggettivi e concordanti che conducono alla figura di James Maybrick, un commerciante di cotone di Liverpool già annoverato fra i maggiori indiziati. Era un tossicomane - dipendente da arsenico e stricnina - appassionatamente innamorato della moglie Florence, fedifraga impenitente. Non potendo vendicarsi a pieno sulla consorte, che pure picchiava brutalmente, scaricò la sua furia omicida sulle prostitute di Whitechapel, il malfamato sobborgo di Londra”. 
Nella fotografia di uno degli ultimi delitti, figurano scritte col sangue, sul muro, proprio le iniziali di Florence Maybrick che, nel 1889, finirà all’ergastolo per aver avvelenato suo marito James con l’arsenico.

Nel 1983, il pittore cecoslovacco Konrad Kujau, autore dei falsi diari di Hitler, che trassero in inganno storici e giornalisti, venne incastrato da un’analisi scientifica sulla carta, risultata di fattura posteriore agli anni ‘40. Eppure, il falsario aveva ottime competenze: riproduceva quadri del Führer ed era un collezionista di cimeli nazisti. In questo caso, a tirar fuori il diario dello Squartatore fu un tale Michael Barrett, commerciante di ferrivecchi disoccupato e alcolizzato che, più tardi, ritrattò affermando di aver falsificato il diario.

Subito dopo fu smentito dal suo avvocato: ben difficilmente Barrett avrebbe potuto reperire i materiali perfettamente originali, (carta e inchiostro) conoscere gli effetti clinici dell’arsenico e possedere la necessaria cultura e abilità letteraria per esserne l’autore. Il falso di un mitomane ottocentesco, dunque? Da escludersi, poiché alcuni dettagli degli omicidi riportati nel diario furono desecretati da Scotland Yard solo negli anni ’70. Anche le conoscenze sulla psicopatologia di un simile soggetto, sono acquisizioni recenti. Insomma, dietro Barrett si dovrebbe immaginare un intero pool di esperti di svariate discipline che avrebbe potuto realizzare il falso diario dal 1970 al 1993.

Possibile, ancora, che del complotto facesse parte uno scrivano talmente abile da ingannare anche la psicografologa del Ministero dell’Interno israeliano, Hannah Koren, che ha certificato come la calligrafia tradisse senza dubbio la genuinità delle mostruose emozioni di quei delitti? Per non parlare delle sconcertanti coincidenze genealogiche: dalla ricerca emerge come il diario provenisse da persone che avevano con Maybrick un legame di parentela, così come, sempre attraverso alcuni suoi discendenti, pervenne a Feldman un orologio da tasca, nel cui interno è graffito: “I am Jack”. L’antichità del manufatto e delle incisioni sono state certificate dall’Istituto di Metallurgia di Liverpool.

Quello che manca? Una prova del dna: un capello, magari trovato fra le pagine del diario, compatibile con un reperto organico trovato sui luoghi del delitto. E’ solo all’assenza di questa prova definitiva che si appellano i detrattori di Feldman, non appartenente – si ricordi - alla “casta” dei ripperologi. Dopotutto, la fantasmatica identità di Jack è una miniera d’oro per scrittori, giornalisti, editori che producono intorno a questo mito continue e diverse ipotesi, con relativi libri, film e documentari. Ma le speculazioni sullo Squartatore paiono verosimilmente giunte al capitolo finale. Come recita –ironia del destino - il motto nello stemma della famiglia Maybrick: “Tempus omnia revelat”.