venerdì 28 ottobre 2016

“Shakespeare non ha scritto tutto da solo”

La Stampa



William Shakespeare è stato il più grande drammaturgo di sempre, ma potrebbe non aver scritto tutto da solo. L’Università di Oxford ha rilanciato il lavoro (iniziato nel 2009) di un team di 18 ricercatori internazionali secondo cui il Bardo sarebbe stato aiutato nella stesura di almeno 17 delle sue opere. Un numero decisamente superiore a quelli denunciati in passato (si era arrivati massimo a una stima di otto co-scritture). L’ipotetico “ghost writer” sarebbe Christopher Marlowe, dal 1700 accreditato come il principale rivale di William Shakespeare: il primo avrebbe aiutato il secondo, per esempio, nella scrittura della trilogia su Enrico VI.

La scoperta grazie ai big data
Il team di ricerca ha condotto precise comparazioni tra i lavori di William Shakespeare e quelli degli artisti a lui contemporanei, Marlowe compreso. «Abbiamo contato con quanta frequenza venissero usate determinate parole, determinate frasi», ha spiegato alla Deutsche Presse Agentur uno dei ricercatori, Gabriel Egan (Montford University). Il professore ha aggiunto come non sia chiaro il modo in cui Marlowe e Shakespeare abbiano collaborato: «Non è da escludersi che il secondo editasse i lavori del primo».

«È interessante vedere l’interazione tra due diverse genialità - aggiunge Gary Taylor, general editor dell’Università della Florida -. Questa è la ragione per cui la trilogia di Enrico VI ha colpito la gente in maniera diversa rispetto alle opere effettivamente scritte dal solo Shakespeare. Adesso possiamo capirne le differenze: Marlowe era molto interessato alla politica, alla violenza e al conflitto religioso, ha scritto di questi temi in uno stile sempre diverso».

Shakespeare ne esce ridimensionato? Non secondo Taylor, che conclude sottolineando come «queste scoperte non rendono le sue opere meno nobili, al contrario, le fanno diventare più interessanti».