domenica 30 ottobre 2016

Se il Papa gesuita rivaluta Martin Lutero

Il Mattino
di Massimo Introvigne

Papa Francesco arriverà lunedì in Svezia dove - oltre a incontrare le comunità cattoliche - parteciperà all’avvio delle celebrazioni dei luterani svedesi per i 500 anni dalla Riforma di Martin Lutero, le cui origini risalgono al 1517.

In preparazione del viaggio, la rivista dei Gesuiti italiani «Civiltà Cattolica» ha diffuso una lunga intervista concessa dal Papa a padre Ulf Jonsson, direttore della rivista dei Gesuiti svedesi «Signum». In questa intervista, Francesco ricorda la sua amicizia personale con esponenti del mondo luterano in Argentina e afferma che, cinquecento anni dopo, i cattolici possono imparare da Lutero qualcosa che riguarda due temi, la riforma e la Sacra Scrittura. «All’inizio – afferma il Papa – quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa.

Lutero voleva porre un rimedio a una situazione complessa». Poi, anche a causa della situazione politica, qualcosa è andato storto: «questo gesto – anche a causa di situazioni politiche, pensiamo anche al “cuius regio eius religio” (cioè al principio per cui in ogni nazione si doveva seguire la religione del principe) – è diventato uno “stato” di separazione, e non un “processo” di riforma di tutta la Chiesa, che invece è fondamentale, perché la Chiesa è “semper reformanda” (sempre bisognosa di riforme)”.

Quanto alla Sacra Scrittura, secondo il Papa «Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Riforma e Scrittura sono le due cose fondamentali che possiamo approfondire guardando alla tradizione luterana». Naturalmente, l’intervista – come già era avvenuto con l’annuncio del viaggio – ha suscitato le reazioni di quel vero e proprio «partito» che ormai riunisce coloro che a diverso titolo fra i cattolici si oppongono a Papa Francesco. Qualcuno, maliziosamente, ha ripubblicato una conferenza sull’opposizione dei Gesuiti al protestantesimo che l’allora Padre Bergoglio tenne nel 1985, con giudizi piuttosto duri sui protestanti che sembrano contraddire le attuali aperture.

Si potrebbe facilmente rispondere che dal 1985 al 2016 sono passati trentun anni e nella Chiesa molte cose sono cambiate. Personalmente, vado controcorrente e non vedo contraddizioni fra la conferenza del 1985 e l’intervista di ieri. Del resto, lo stesso Pontefice ha voluto che quella conferenza fosse ripubblicata, integralmente e senza modifiche, in un libro che raccoglie suoi scritti sui Gesuiti uscito nel 2014. Leggendo quanto l’attuale Pontefice scrisse trentun anni fa, si trova una valutazione molto diversa di Lutero e dell’altro padre della Riforma protestante, il francese Giovanni Calvino. «I gesuiti – scriveva allora Padre Bergoglio – erano più impensieriti da Calvino che da Lutero (…).

Avevano colto con sagacia che lì si annidava il vero pericolo per la Chiesa». Infatti, Calvino «ha plasmato un’organizzazione» separata da Roma che «Lutero non si era proposto». Lutero era sì definito da Bergoglio in quella conferenza «eretico», ma con la precisazione che «l’eresia – per usare la definizione di Chesterton – è un’idea buona che è impazzita. Quando la Chiesa non può guarirne la pazzia, allora l’eresia si trasforma in uno scisma». Di Lutero Papa Francesco, in chiave ecumenica, vuole dunque recuperare «l’idea buona». Lo aveva già fatto Benedetto XVI, incontrando nel 2011 i luterani a Erfurt, in Germania, il luogo dove Lutero aveva studiato teologia.