giovedì 13 ottobre 2016

Per una caviglia

La Stampa
massimo gramellini

È domenica mattina ad Alessandria e il maresciallo fuori servizio Andrea Ghiazza sta correndo con le figlie tra i vialetti di un parco di periferia quando il suo occhio allenato agli sguardi laterali mette a fuoco una giovane donna intenta a scavalcare il guardrail per arrampicarsi su un cavalcavia. Urla alle bambine di non muoversi e schizza in avanti come Bolt. Duecento metri da record del mondo, col cuore che scoppia e la testa che prega: fa’ che mi aspetti. Lei non aspetta.

Con gesti lenti e solenni si lega una bandana sugli occhi per non vedere le macchine che sfrecciano quindici metri più in basso, flette le gambe e spicca il volo. Ma il maresciallo Ghiazza è lì. Si contorce come un fachiro e le afferra una caviglia. Per un minuto infinito la tiene sospesa nel vuoto. Non ce la fa, non può farcela. E allora grida aiuto. Mentre il suo polso sta per spezzarsi, arriva un passante e prende la sconosciuta per l’altra caviglia. Ma anche così tirarla su rimane un’impresa. Sono in due adesso a gridare aiuto. Un nuovo angelo si materializza. E in tre ce la si fa. La ragazza è salva, le piaccia o no. 

Una storia che ti entra dentro perché dentro c’è tutto. Il coraggio e la prontezza di un carabiniere, l’altruismo di due privati cittadini che per una volta non si sono fatti i fatti loro. E il mistero di un dolore che non possiamo conoscere e di una vita a cui il destino ha voluto concedere, nel modo più eroico e rocambolesco, una seconda possibilità.