venerdì 28 ottobre 2016

Per gli indiani d'America il diritto di voto resta una lotta

repubblica.it
di JULIE CONNAN

La tribù Paiute ha appena ottenuto un'importante vittoria giudiziaria: l'apertura di due seggi nelle due maggiori riserve del Nevada

Per gli indiani d'America il diritto di voto resta una lotta

NIXON (Nevada) - Un foglietto bianco a malapena visibile che gira su se stesso attaccato a una tavola di legno piantata davanti al "Nixon store", l'unico negozio di questo villaggio che sorge sulle rive del Pyramid Lake. Sopra si legge: "Ogni voto dei nativi d'America è importante. Voto anticipato per il presidente americano". Se per molti abitanti del "Silver State" è normale poter votare in anticipo, tale possibilità ha trovato un'eco tutta particolare a Nixon, nella riserva Paiute di Pyramid Lake. "Solo sabato sono già venute a votare 53 persone.", esclama contento Vinton Hawley, il presidente di questa tribù che vive a nord di Reno.

Dal mese di agosto i Paiute di Pyramid Lake e Walker River - le due tribù più grandi tra le 27 del Nevada - hanno condotto un'aspra battaglia con lo stato per ottenere il diritto di potersi iscrivere nelle liste elettorali e di votare sia in anticipo che nell'election day all'interno della riserva stessa. Diritti che possono sembrare ovvi, ma il cui mancato rispetto rappresentava una palese violazione del Voting Rights Act del 1965 che vieta le discriminazioni razziali nel voto. Prima che finalmente la giustizia desse loro ragione il 7 ottobre, per votare questi elettori dovevano percorrere 300 km tra andata e ritorno e, oltre al costo del carburante, non indifferente per popolazioni povere come queste, alcuni di loro si sentivano anche a disagio a recarsi in quartieri non abitati da nativi americani.

"La giustizia doveva per forza riconoscerci questi diritti, tanto più che il Nevada è uno swing state (uno stato in bilico, in cui non è sicuro chi vincerà). –, ci spiega Vinton Hawley. – È importante che le tribù si sentano più coinvolte politicamente. Adesso le cose cominciano a cambiare e per esempio ci sono già molte più persone che votano per la prima volta, come i disabili o i meno abbienti."

I 750 abitanti di Nixon, così come quelli del resto della riserva (1500 anime), vivono sotto la soglia di povertà, con un tasso di disoccupazione del 35%. Se si confrontano questi dati con quelli dei 5,2 milioni di nativi americani, si scopre che sono ben al di sopra della media nazionale e lo stesso vale anche per la percentuale di suicidi e di alcolisti. "Il contatto con i non nativi americani, l’assimilazione forzata e il trauma storico hanno lasciato profonde tracce.", constata il capotribù.

Anche se la riserva usufruisce di programmi sociali e per l'impiego approntati dal governo tribale, i suoi abitanti si sentono abbandonati a se stessi. "Qui da noi i candidati non hanno fatto campagna elettorale. Vanno a Las Vegas, o ancora in California, dove la gente ha soldi.", lamenta Hawley. Anche se non dice per chi voterà, il "chairman" della tribù riconosce che i nativi americani, tradizionalmente, danno il loro sostegno ai democratici. "Negli ultimi otto anni Barack Obama ha fatto molto per i natives, ma mi sarebbe piaciuto poter chiedere ai due candidati che cosa pensano di fare loro per noi".