martedì 25 ottobre 2016

Pechino mette alla gogna i cafoni cinesi all’estero

La Stampa
luigi grassia

Lista nera per i turisti che si comportano male e danneggiano l’immagine del Paese. Allo studio sanzioni fino al divieto di viaggiare


A molti turisti cinesi mettere piede all’estero dà un grande senso di libertà rispetto alle rigide regole del Paese di origine. Una piccola minoranza ne approfitta per sbracare

Noi italiani ci preoccupiamo dei turisti cafoni di importazione, cioè degli stranieri che vengono a lordare le nostre piazze e i nostri monumenti. Invece i cinesi hanno una preoccupazione opposta, cioè si angustiano per i loro turisti cafoni di esportazione. Il fatto è che alcuni cinesi appena mettono piede all’estero avvertono una maggiore aria di libertà, rispetto al loro Paese dove vigono regole molto rigide, e ne approfittano per comportarsi da bifolchi.

A Pechino questo non piace, perché rovina l’immagine nazionale nel mondo. E così il governo cinese ha deciso di richiamare all’ordine i suoi connazionali in viaggio nei Paesi stranieri mettendo alla gogna quelli che si comportano male. È stata introdotta una specie di lista nera con i nomi e le foto dei reprobi per stroncare il fenomeno. La sanzione estrema potrebbe essere il divieto di viaggiare o di salire su un aereo.

Se qui in Italia abbiamo gli olandesi che a Roma devastano la Barcaccia di piazza di Spagna, certi cinesi all’estero (una piccola minoranza, ma molto appariscente) fanno graffiti sui monumenti, gettano immondizia per la strada, o magari orinano in pubblico. I più goliardi fra i turisti cinesi quando vanno al ristorante fanno uno scherzo che trovano spiritosissimo, cioè tirano secchiate d’acqua addosso ai camerieri. Oppure litigano con le hostess sugli aerei perché non vogliono star seduti, o non vogliono indossare le cinture di sicurezza, o parlano al cellulare quando è proibito. E c’è persino chi ha messo in pericolo la sicurezza di un volo cercando di aprire il portellone a diecimila metri di quota «per respirare un po’ d’aria fresca».

Ripetiamo: si tratta di una piccolissima minoranza in percentuale, ma su milioni di cinesi che viaggiano all’estero questa minoranza rischia di essere molto visibile. I comportamenti da bifolchi dentro ai confini della Cina possono essere facilmente repressi da una polizia numerosa, onnipresente e onnipotente, ma all’estero la lunga mano di Pechino può arrivare solo usando mezzi indiretti, come la lista nera. Al momento la gogna ha una debolezza: non ci sono sanzioni. Si spera che la famosa ansia orientale per la «perdita della faccia», cioè l’ostracismo sociale, basti a fare da deterrente. Ma Pechino sta già studiando un inasprimento delle regole: multa o divieto di viaggiare all’estero.