martedì 11 ottobre 2016

Morte di Caprotti, cambia la spesa. La classifica: quali sono i supermercati più economici

Libero
di Davide Maria De Luca

Morte di Caprotti, cambia la spesa. La classifica: quali sono i supermercati più economici

Ci sono poche cose che più della spesa al supermercato accomunano gli italiani, al di là dell’età, del luogo e del reddito. Proprio questa attività, nei prossimi mesi, potrebbe subire dei cambiamenti come non se ne vedevano da un decennio. La ragione di questa possibile rivoluzione è la morte di Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, e l’incertezza che ne deriva per quanto riguarda il futuro della sua azienda. Un lungo dissidio con i figli, a cui Caprotti cedette l'azienda alla fine degli anni Novanta, per poi riprendersela, ha sbarrato la

strada a una transizione tra una generazione e quella successiva. Nel suo testamento, Caprotti ha diviso le quote dell'azienda tra i suoi figli e la sua seconda moglie, lasciandone il controllo alla seconda moglie e alla terza figlia. Nel panorama di una delle industrie più importanti per la nostra vita di tutti i giorni, molto cambierà se gli eredi troveranno un accordo per gestire una delle più grandi società di grande distribuzione del nostro paese, se si perderanno in battaglie legali o se decideranno di cederne il controllo.

IL CONFRONTO
Quando si parla di grande distribuzione (GDO), una delle questioni più importanti per gli italiani è capire dove è possibile trovare i prezzi più convenienti, che è poi anche uno dei terreni di scontro più aspro tra le varie catene. I dati più aggiornati sul panorama di oggi sono quelli di un'indagine di Altroconsumo, pubblicata all’inizio di ottobre. Secondo l’associazione, molto dipende dal tipo di spesa che i consumatori preferiscono fare: una spesa con prodotti di marca, una di prodotti economici oppure una spesa con prodotti misti. Chi preferisce riempire il carrello con prodotti di marchi, può risparmiare andando ai supermercati Unes, Conad e Coop, che secondo Altroconsumo sono in testa alla classifica. Esselunga, invece, non è particolarmente conveniente, mentre i francesi Auchan e Carrefour lo sono ancora meno.

Chi preferisce i prodotti a basso costo dovrebbe fare la spesa da Eurospin, una catena relativamente nuova, ma che è cresciuta moltissimo negli ultimi anni. Per i carrelli misti, fatti di prodotti commerciali e a basso costo, i più convenienti sono i supermercati Esselunga, Simply e i grandi supermercati Coop (gli Ipercoop).

Il tipo di spesa, però, dipende anche dalle abitudini personali e dalla geografia. Esselunga possiede solo supermercati molto grandi, collocati in genere nelle grandi città o nelle immediate vicinanze. Carrefour, Coop e Auchan hanno invece scelto di creare anche negozi molti piccoli, i mini-supermercati di quartiere. Auchan ha un totale di mille e ottocento punti vendita, Carrefour più di mille e cento e Coop circa ottocento. I piccoli supermercati, però, per quanto siano in genere comodi perché vicini alla propria abitazione, hanno in genere prezzi più alti.

LO SCENARIO
Ma perché la scomparsa di Caprotti rischia di cambiare questo quadro? La risposta è nell’importanza di Esselunga nel panorama della grande distribuzione italiana. Con un fatturato di 6,8 miliardi, Esselunga domina su quasi tutti i suoi concorrenti, come i francesi di Carrefour, che nel 2014 hanno fatturato 4,6 miliardi, e quelli di Auchan, che ne hanno fatturati 4,5. Quella dello scontro tra Esselunga e i giganti francesi è una storia di successo italiana. Carrefour e Auchan sono arrivati in Italia alla fine degli anni Novanta. Per alcuni anni hanno avuto una crescita impetuosa, mettendo in ombra Esselunga e arrivando a minacciare

anche il peso massimo del settore in Italia, Coop. Ma tra il 2010 e il 2014, sia Auchan che Carrefour hanno cominciato a mostrare difficoltà. Diversi punti vendita sono stati ceduti o chiusi, i tempi di pagamento dei fornitori si sono allungati e i margini di guadagno si sono assottigliati. Una delle ragioni di questa crisi, secondo alcuni analisti, potrebbe essere che le due catene puntano molto sui franchising, che compongono una fetta maggioritaria dei loro esercizi. Le grandi catene italiane preferiscono di solito gestire direttamente i loro punti vendita.

GUERRA COI FRANCESI
Mentre dalla fine degli anni Duemila i francesi sono entrati in crisi, Esselunga è riuscita a migliorare i suoi conti e non solo: la società guidata da Caprotti ha raggiunto il primato nell'efficienza, ogni metro quadrato di spazio dei suoi supermercati genera sedicimila euro di vendite, il record assoluto in Italia. Alla fine del primo decennio del Duemila, Esselunga è tornata saldamente al secondo posto come maggiore società di grande distribuzione in Italia, riprendendosi la posizione che le era stata sottratta dai francesi. Soltanto Coop ha un fatturato maggiore di Esselunga, circa 11 miliardi.

Ma in questa cifra c’è una sorta di “trucco”, contro il quale lo stesso Caprotti si è scagliato più volte. Coop riesce a rimanere in attivo principalmente grazie alla cosiddetta “gestione finanziaria”, il risultato dei “prestiti sociali” fatti alla cooperativa dai suoi soci. Questi prestiti, vengono successivamente reinvestiti per produrre utili che in genere sono più abbondanti di quelli prodotti dall’attività dei supermercati. Nel periodo 2009-2013, ad esempio, la gestione finanziaria di Coop ha prodotto 889 milioni di euro di utile, contro 249 milioni provenienti dalla parte industriale. Coop, in sostanza, funziona in parte come una banca, raccogliendo e investendo risparmio, anche se, tecnicamente, non è affatto una banca.

LA GEOGRAFIA
Caprotti si batté a lungo contro le Coop e nel 2007 pubblicò il libro Falce e carrello, in cui accusava le amministrazioni di sinistra del centro Italia di ostacolare la penetrazione di Esselunga sul loro territorio. Di conseguenza, Esselunga è rimasta sempre legata al nord Italia e in particolare a Milano, la città dove è nato e dove è sempre vissuto Caprotti. La maggior parte dei centocinquanta esercizi di Esselunga sono concentrati in Lombardia e in una sorta di dorsale appenninica che va dal Piemonte alla Toscana, nessuno a sud di Arezzo (tranne uno aperto recentemente a Roma), ma nessuno nemmeno in Liguria (a parte un super a La Spezia) e nessuno a est di Verona e nemmeno in Romagna. Gli altri maggiori operatori del settore sono il discount Eurospin, quello che negli ultimi anni è cresciuto alla velocità maggiore, con un aumento del fatturato tra 2010 e 2014 di più dei 50 per cento, e Iper-Unes.

LA PREVISIONE
Mercoledì scorso con l’apertura del testamento che ha rivelato sue ultime volontà, Caprotti ha affidato il controllo della quota di maggioranza delle azioni alla sua seconda moglie e alla figlia avuta con lei, Marina Sylvia. Giuseppe e Violetta, che negli anni Novanta e nei primi anni Duemila si occuparono a lungo dell'azienda, controllano poco più del 30 per cento delle azioni.
Il management della società ha dato immediatamente un segno di continuità, dichiarando che per il momento le procedure di vendita di Esselunga iniziate da Caprotti sono state bloccate. Se i manager attuali saranno confermati, se gli eredi troveranno rapidamente un accordo per gestire la società, lo scenario della grande distribuzine organizzata in Italia cambierà poco. Se, invece la società finirà paralizzata dalle battaglie legali o se sarà venduta a una società concorrente, il nostro modo di fare la spesa potrebbe cambiare parecchio.




"La mia segretaria sa un segreto...". Bernardo Caprotti, la minaccia nel testamento.

Libero

Bernardo Caprotti

Dicevano che senza di lei non si muovesse un dito. E il fatto che Bernardo Caprotti stimasse (eufemismo) la sua storica segretaria lo dimostra il testamento: a lei, alla signora Germana Chiodi, è andato il 50% del suo patrimonio in contanti. Ma chi è la riservatissima Germana, a cui Caprotti ha dedicato un intero capitolo del suo testamento (oltre che la metà dei risparmi)?

Qualche informazione in più sulla signora arriva dal Corriere della Sera, che ne tratteggia un ritratto. Entrata in Esselunga non ancora ventenne, nel 1968, è la memoria storica del gruppo e anche della famiglia. Ai tempi del suo arrivo l'azienda si chiamava Supermarkets Italiani e contava una ventina di dipendenti. La Chiodi, da quegli anni, ha sempre fatto parte della storia di Esselunga, fino a diventare dirigente e capo della squadra che compone la segreteria del gruppo, il centro nevralgico della catena.
Con Caprotti, Germania ha condiviso tutti gli aspetti aziendali e strategici: fidatissima, Bernardo chiedeva sempre a lei consiglio, e quel consiglio spesso era una decisione. La segretaria, inoltre, faceva da tramite con la famiglia, la moglie Giuliana Albera e la figlia Marina Sylvia, un ruolo che negli ultimi tempi, durante la malattia di Caprotti, si era rafforzato.

Va da sé, la Chiodi è stata trattata come un membro di famiglia. Nel testamento di Caprotti si legge: "Germana custodisce il ricchissimo archivio che narra anche le molte dolorose vicende familiari oltre che aziendali". La custode dei segreti, insomma. Il riferimento è ai rapporti burrascosi con i figli Giuseppe e Violetta. Parole, quelle di Caprotti nel testamento, che sembrano un monito, un segnale agli eredi: basta con le battaglie giudiziarie e i rancori. Anche in vista della futura vendita del gruppo.
Chi si chiede quanti soldi, effettivamente, erediterà Germana Chiodi ancora non ha risposta precisa. La somma, infatti, sarà delineata in futuro, quando sarà stato completato il punto su titoli e conti correnti del patron. A lei, inoltre, Caprotti ha lasciato due dipinti di fiori di Mario Nuzzi, alla donna che "con tanto affetto mi ha seguito negli anni, anche nelle mie cose personali".