lunedì 31 ottobre 2016

L’ultimo dei rabdomanti: “ Cerco l’acqua per amicizia”

La Stampa
elena romanato

Un pensionato savonese: è un dono difficile da gestire


Giovanni Tosello, 67 anni

Giovanni Tosello è uno dei pochi rabdomanti rimasti in Liguria. A Cadibona (Savona), dove vive, in pochi non si sono rivolti a lui per scavare un pozzo. Giovanni, 67 anni e pensionato, ricorda bene il giorno in cui si accorse di avere quella strana capacità, una dote naturale. «Mio papà aveva chiamato un rabdomante - spiega - per cercare l’acqua e scavare un pozzo. Ero curioso e l’ho osservato a lungo. Poi mi sono detto: ci provo anch’io. Ho scoperto di avere questo dono, ma mi ci è voluto tempo per capire come gestirlo».

Le prime volte non sono state facili. A partire dal ramo da usare come strumento per la ricerca dell’acqua. Deve essere di un legno flessibile, in genere di salice, in grado di muoversi in base alle vibrazioni che il rabdomante sente in presenza di acqua. «Provavo a chiedere ad altri rabdomanti - dice -, ma erano tutti gelosi della loro arte e mi dicevano poco o niente. Era difficile strappare qualche segreto. Sono andato a tentativi. Dopo prove su prove ho iniziato a capire come gestire il tutto.
In genere cerco un bastone in legno abbastanza flessibile.

Lo piego in due in mondo che prenda una forma a V e parto alla ricerca dell’acqua». Quando percepisce l’acqua, il bastone si gira con violenza, scatta verso l’alto e verso il rabdomante. «Le prime volte non ero in grado di gestire questa forza - prosegue Giovanni - sceglievo bastoni troppo lunghi e spesso, quando sentivo l’acqua e i bastoni si giravano verso l’alto, me li davo in faccia. La ricerca dell’acqua richiede molte energie; dicono che sia una questione di onde elettromagnetiche».

Successi e sconfitte
Non sempre la ricerca ha successo e il rabdomante riesce a individuare una falda, ma il più delle volte funziona. Un buon cercatore d’acqua è anche in grado di dire a che profondità scavare per trovare la falda. «A volte si sbaglia - prosegue Giovanni - e non posso garantire il successo al 100%. Ma riesco ad essere abbastanza preciso sulla profondità della falda. C’è una tecnica precisa. Quando sento che la forza inizia ad agire sul bastone mi muovo in quella direzione contando i passi, fino a che il bastone si gira. A ogni passo corrisponde un metro; se i passi fatti sono dieci, per trovare l’acqua bisognerà scavare a dieci metri». Più difficile è riuscire ad indicare, la larghezza, portata della falda e la direzione in cui scorre l’acqua.

Giovanni Tosello è rimasto uno dei pochi. La voce della sua capacità si è diffusa e continua ad essere ricercato. «E’ un’attività faticosa - dichiara - che mi lascia spossato. Ma non lo faccio per lavoro, come alcuni altri, anche se oggi siamo rimasti davvero in pochi. Qui a Cadibona ci sono zone non servite dall’acquedotto e ho aiutato degli amici a trovare l’acqua per scavare il pozzo. Mi cercano spesso, anche dalla Val Bormida, ma vado solo per amicizia. Se si chiama una trivella per cercare l’acqua, si va incontro a spese importanti. Invece, con un’indicazione precisa non si deve scavare a vuoto e non si butta via denaro. Certo ci sono anche gli scettici, quelli che non ci credono. Anche perché in giro ci sono molti ciarlatani. Ognuno è libero di pensare come crede».