martedì 25 ottobre 2016

Linux Day, scende in piazza il pinguino che vuole liberare la tecnologia

repubblica.it
di FRANCESCA DE BENEDETTI

"Persino Microsoft si è arresa al software open source", spiegano gli attivisti del software libero, che oggi organizzano eventi in tutta Italia. "Ma la battaglia per la tecnologia a portata di tutti non è finita"

Linux Day, scende in piazza il pinguino che vuole liberare la tecnologia

NON si accontentano della tecnologia ma vogliono sapere cosa c'è dietro. Credono che anche una bambinetta di sei anni debba imparare a "maneggiare" il codice, perché sapere è potere. Sanno bene che la tecnologia è ormai nelle loro mani, e che persino il "nemico" Microsoft ha ceduto. Eppure, sono convinti di "potere di più": hanno ancora molte battaglie da vincere.

Ecco il popolo dell'open source (del codice sorgente "aperto"), i fedeli del free software (del software "libero"). E soprattutto, i pinguini, all'arrembaggio in tutta Italia: il 22 ottobre 2016 è il giorno di Linux, come ogni quarto sabato di ottobre da più di 15 anni ormai. I Linux Users Groups (LUG), acronimo inglese in salsa nostrana, sono ormai circa duecento: le comunità italiane "pro Linux" hanno preso piede lungo tutto lo stivale e offrono oggi una miriade di iniziative, all'insegna della tecnologia consapevole e collaborativa. Il primo ad alzare la bandiera bianconera è Roberto Guido, presidente della Italian Linux Society. Ha 33 anni.

Le iniziative. "Guardate la mappa, sicuramente il Pinguino è arrivato anche vicino a voi. Milano, Roma, Torino, Palermo: in tante città piccole e grandi abbiamo spalmato iniziative per portare sotto casa un po' di consapevolezza digitale. Quest'anno ci concentriamo molto sui più piccoli, tanti eventi puntano sulla nostra parola chiave di oggi: la consapevolezza. A cominciare dalla possibilità di "fare coding" (e non a caso il Linux Day cade nella settimana del coding Ue, la Code Week d'Europa). Perché la tecnologia, non basta usarla. Bisogna padroneggiarla", spiega Roberto, giovane eppure veterano: ha cominciato a innamorarsi di Linux 16 anni fa - aveva 17 anni - e da allora non ha più smesso. "Quando mi sono affezionato all'open source, con me c'era un gruppo di geek. Ora Linux non è più una cosa solo per smanettoni".

L'ascesa di Linux. Già: da quando 25 anni fa lo studente finlandese Linus Torvalds sviluppò la prima versione del kernel Linux, rivelandone i codici e aprendo la sua creatura al contributo di tutti, secondo il metodo "open", il pinguino è molto cresciuto. Nei nostri oggetti di uso quotidiano, come software "embedded" cioè integrato (dai cellulari alla domotica), Linux è sempre più diffuso: nel 2012 era al 56,2%, le previsioni per il 2017 sono al 64,7%; una crescita accelerata dalla diffusione dell'"Internet of things" (l'Internet delle cose). Se l'età di un "cuore informatico" si misura in linee di codice, allora basti pensare che nel 1995 erano 250mila, sei anni fa erano 14 milioni, oggi più di 22 milioni.

Se la collaborazione "open" si calcola con il numero di sviluppatori, allora nel 1992 erano un centinaio,  sei anni fa erano un migliaio, nell'ultimo decennio hanno superato quota tredicimila. Se la vittoria si misura dalla conquista delle postazioni avversarie, allora il pinguino open source che sfidava il software proprietario ha dominato anche quello: nel 2001 Steve Ballmer (allora a.d. di Microsoft) definiva Linux "un cancro"; nel 2005 Business Week sbatteva Torvalds in copertina scrivendo che "era a capo di una banda di geek e ora minaccia Microsoft". Oggi, Microsoft non può fare a meno di Linux, anche per il cloud, e Satya Nadella (attuale a.d. del gigante di Redmond) arriva a dire che "Microsoft ama, Linux".

Vittore e sconfitte. Una "egemonia culturale" del pinguino? No, questo no, neppure secondo i più sfegatati sostenitori del pinguino. "Il movimento per il software libero è ancora vivo e vitale", dice il professor Renzo Davoli, uno degli animatori del movimento. "L'egemonia industriale, l'abbiamo conquistata sicuramente: quel mondo è già dominato dall'open source", commenta Alessandro Rubini che guida la Free Software Foundation d'Europa. "Ma il mondo dell'utente finale, per molti versi no". Forse le quattro libertà (di eseguire, studiare, distribuire, migliorare il programma) che negli anni Ottanta vennero scritte nella pietra (digitale) dal papà del movimento per il software libero, Richard Stallman, escono un po' logorate dalla battaglia e soprattutto dal "melting pot" con le corporation? Roberto rilancia e spiega:

"Sai, c'è una contraddizione evidente che andrebbe risolta. Prendi Facebook. Come Wikipedia, ma anche come Google, usa tecnologie open source. Certo, rilascia il codice, sembra "trasparente". Ma poi come usa i nostri dati, come li manipola e per quali finalità, rimane assai "opaco". La battaglia per la libertà ormai si è spostata dal software ai dati".