venerdì 14 ottobre 2016

Linus: "Che fatica vivere sempre connessi. Basta, chiudo il blog"

repubblica.it
di ERNESTO ASSANTE

Per anni post quotidiani. Ieri il dj ha detto addio: "In troppi pronti a fare polemica. Era diventato uno stress trovare temi che non dividessero i lettori"

Linus: "Che fatica vivere sempre connessi. Basta, chiudo il blog"

Addio al diario quotidiano sul web: Linus per dodici anni, più o meno tutti i giorni, ha pubblicato sul suo blog pensieri e parole, racconti personali e collettivi, piccole e grandi storie, seguite da un pubblico numeroso che ha apprezzato il suo modo di condividere parte della sua vita.

Cosa è successo?
"È successo semplicemente che ho chiuso il mio blog, che ho pubblicato per anni con precisione certosina. Alle dieci del mattino, ogni giorno, ho offerto ai lettori un mio piccolo contributo, per dodici anni, i primi due o tre in maniera meno costante, poi è diventato quotidiano. Fino a qualche giorno fa, quando ho deciso di smettere".

Perché?
"Io di mestiere non faccio l'editorialista, ho altre responsabilità e compiti, già per condurre il mio programma alla radio tutte le mattine faccio un grande sforzo per non ripetermi. Insomma, quello del blog era un impegno importante, gratificante nove volte su dieci, molto bello ma alla fine molto faticoso".

Ha detto basta per stanchezza?
"Non solo. Andando avanti, giorno dopo giorno, mi sono trovato davanti a una strozzatura. Era sempre più difficile trovare degli argomenti di cui parlare senza ripetersi. Innanzitutto perché non ho dato spazio ai temi dell'attualità: parlarne diventa pericoloso, ti butti in pasto ai barbari, metti te stesso in mezzo a una giungla dove ci sono certamente una maggioranza di persone che commentano e rispondono in maniera civile, ma dove ci sono anche quelli che a priori ti devono dire le cose in una certa maniera, rovinandoti l'esistenza. Quindi il blog è diventato con gli anni una faccenda personale, una sorta di diario, mi sono raccontato in una maniera più intima. L'ho fatto con piacere ma alla fine mi creava stress, ho pensato che fosse più elegante e rispettoso dire a tutti: quello che potevo dire l'ho detto, il mio privato l'ho offerto, non posso mettere in piazza più di questo".

Condividere è diventato un problema?
"Diventa un problema quando si trasforma in uno strumento offerto a chi ti vuole aggredire. Quindi per evitarlo ti metti a cercare un modo per raccontare cose che siano impermeabili alle rotture di scatole. Ma se cominci a togliere materie e temi, inevitabilmente ti rintani, costruisci uno spazio di sopravvivenza, e però devi cercare sempre cose diverse, non è il mio lavoro".

Addio a tutti i social, quindi?
"Io non ho una pagina Facebook, metto le mie foto su Instagram. E anche lì ci vuole equilibrio: come tutti, scelgo quelle in cui sono venuto meglio, ma subito c'è chi ti scrive che sei vanitoso".

Raccontato così, gestire un profilo è quasi un lavoro .
"Non deve diventarlo, non puoi stare lì con il bilancino per evitare polemiche. E mi fa un po' impressione che ci sia gente con una giornata piena zeppa di lavoro come la mia e che riesce comunque a twittare una grande quantità di messaggi. Così ho interrotto il blog. Ma non vuol dire che non avrò più contatti, troverò un altro modo".

Nel video con cui saluta i suoi lettori del blog dice che anche i suoi figli l'hanno spinta a smettere.
"No, loro sono stati consapevoli di essere parte di questa specie di reality, ma non ho mai pubblicato cose che potessero metterli in imbarazzo. Sono diventati parte del racconto perché era uno dei temi, quello dei figli, che mi legava naturalmente ad una parte dei lettori, raccontare l'esperienza familiare attraverso di loro era affettuoso e romantico. Ma adesso sono grandi, ci sono meno cose da raccontare".

Le mancherà il "confessionale" del suo blog?
"Ovviamente sì, ma lo vedo come un libro, ho finito di scriverlo, è stato un percorso lungo, ho scritto forse più di duemila pagine, nemmeno Dan Brown...".